La pratica

Esorcismo al santuario di Monte Berico. Preghiera, crocefisso e acqua: così si allontana il demonio

Una scena tratta dal film “L’esorcista”
Una scena tratta dal film “L’esorcista”
Una scena tratta dal film “L’esorcista”
Una scena tratta dal film “L’esorcista”

Preghiere, crocefisso, acqua santa e l’olio utilizzato per i sacramenti. Sono gli strumenti a disposizione dell’esorcista chiamato a liberare una persona posseduta dal maligno. 
Un compito delicato, che può fare solo un sacerdote che ha ricevuto uno specifico mandato dal vescovo. 
Possono esserci due tipi di esorcismo: uno solenne e pubblico, fatto dal sacerdote con il consenso del vescovo, con un gruppo di preghiera e un esorcismo privato, consigliabile quando si sente che l’azione del demonio si fa più intensa. Ma, essendo l’ambito occulto molto delicato, ed essendoci un confine molto sottile fra la malattia psichiatrica e l’influsso del maligno, prima di arrivare all’esorcismo c’è un passaggio fondamentale: il sacerdote comincia un dialogo con la persona, per verificare quale possa essere la situazione.
Una volta appurata la presenza del maligno, comincia la preghiera di liberazione vera e propria che può pronunciare soltanto il religioso esorcista e viene fatta in forma diretta: partendo da un «Io ti comando...» si chiede al maligno di lasciare quel corpo. Per effetto di questo comando il maligno è costretto a manifestarsi ma, proprio perché considera la persona una sua proprietà, prima di lasciarla le fa di tutto: la contorce, le fa del male, la induce a bestemmiare, dandole una forza inimmaginabile. Scene come quelle viste nel film “L’esorcista” sono dunque più realistiche di quanto si possa immaginare». Ma, come suggerisce padre Gabriele Amorth, uno dei maggiori esorcisti italiani scomparso qualche anno fa, autore del libro “Vade retro Satana” (San Paolo) «Non dobbiamo avere paura del demonio dobbiamo piuttosto temere il peccato: restiamo nella luce e il male non ci può colpire».
La preghiera è l’arma fondamentale per sconfiggere il male, nella vita di tutti i giorni come nella pratica dell’esorcismo. In questo caso il religioso viene supportato da un gruppo di persone, che pregano insieme a lui, pronte a dare assistenza in caso di necessità, come è accaduto domenica, quando sono intervenute quattro persone per tenere a bada la donna. 
Domenica l’esorcismo vero e proprio si è concluso in mezz’ora, lasciando tutti spossati, ma non è detto che abbia liberato la donna. Spesso c’è bisogno di un cammino più lungo, che può durare mesi, a volte anche anni. 

Marialuisa Duso