Record negativo

Emergenza siccità: la falda è a secco, rubinetti senz'acqua

Il record del 2003 è stato infranto. L’estate di 19 anni fa non è più la peggiore degli ultimi decenni, in termini di siccità. Il titolo, se così si può dire, da una settimana è infatti passato di diritto al 2022, nuovo “anno horribilis” per caldo ed emergenza idrica, tanto che Viacqua ha chiesto il razionamento dell’acqua in 20 comuni vicentini. Il primato negativo porta con sé tutte le conseguenze del caso: rubinetti asciutti in decine di abitazioni di Dueville, serbatoi riempiti con le autobotti tra le contrade più isolate del Tretto e di Magrè, a Schio. 
A certificare quella che il direttore del Centro Rive di Viacqua, Paolo Ronco, definisce «una situazione estremamente critica», è il pozzo 22 di Dueville, utilizzato storicamente da Arpav per il monitoraggio della falda. Da almeno sette giorni infatti, quel cunicolo nelle campagne in cui le sonde misurano il livello delle acque sotterranee – la riserva d’oro blu del Vicentino - è totalmente a secco. 
Prosciugato. Non pervenuto. 

«Il valore rilevato è di 52,17 metri, ma è probabile che sia anche più basso perché quando non rimane acqua e si scende sotto una certa quota sono difficili anche le misurazioni», spiega Ronco. Per avere un termine di paragone, basta prendere il valore registrato nel luglio di un anno fa, quando il medesimo pozzo 22 arrivava a 54,32 metri: 2,15 in più di adesso. E nel famigerato 2003? In quella stagione, passata alla storia come la più rovente che si ricordi, la falda del 28 luglio si attestava su 52,84 metri. Vale a dire 60 centimetri più del quadro attuale. 

«All’epoca la primavera era stata migliore e infatti il pozzo si era prosciugato più tardi, verso settembre-ottobre», ricorda Ronco. Una circostanza che, in questo 2022 di precipitazioni dimezzate e di temperature bollenti, è stata dunque anticipata di quasi tre mesi. Senza dimenticare che la primavera appena passata si era già guadagnata la nomea di più asciutta degli ultimi 66 anni, frantumando così anche un dato che non veniva scalzato dal 1956. A poco – se non a nulla – sono serviti i rovesci degli ultimi giorni: «Eventi sporadici, che possono tamponare in superficie ma che non sono efficaci sulla ricarica della falda», precisa Ronco. E gli effetti di questa prolungata e incessante discesa delle riserve idriche in generale e di risorgiva in particolare, non si sono fatti attendere. A Dueville (dove la maggior parte degli abitanti non è allacciata all’acquedotto) da una quindicina di giorni decine di residenti si sono trovati con i rubinetti a secco. 

L’ex direttore del Centro Idrico di Novoledo, Lorenzo Altissimo, lo aveva evocato e profetizzato a giugno, in un’intervista al nostro Giornale: «I pozzi (nell’estate del 2003, ndr) erano completamente asciutti e la gente dovette chiedere soccorso a vicini e amici, ricevevamo decine e decine di telefonate di persone agitate e preoccupate». Un mese dopo, l’incubo si è avverato: «In alcune zone di Dueville in particolare, come via Gramsci, diverse famiglie hanno dovuto installare nuove pompe sommerse per riuscire a pescare acqua, che dagli impianti domestici non usciva più», racconta Ronco.

Ma quello appena trascorso è stato anche il primo fine settimana in cui Viacqua è stata costretta ad intervenire con le autobotti per ricaricare due serbatoi nelle colline di Schio, dove alcune contrade rischiavano di trovarsi senza nemmeno una goccia. 
Nella zona del Tretto-Santa Caterina e di Raga-Monte Magrè, i tecnici della società idrica hanno alimentato artificialmente le due maxi cisterne da 45 metri cubi di acqua. Era la prima volta, ma probabilmente non sarà l’ultima: «Il weekend è il momento più critico, perché c'è un maggior afflusso di persone nelle aree montane e pedemontane, dove ci sono le seconde case e i consumi aumentano drammaticamente», sottolinea il direttore del Centro Rive. 

Oltre allo Scledense, la spia nei giorni scorsi si è accesa anche nei territori di Malo e Recoaro, dove la vigilanza di Viacqua è costante, nell’ottica di prevenire, invece che curare. Tanto più se, ai fattori ambientali e climatici, si aggiungono comportamenti scorretti e incivili: «L’utilizzo responsabile della risorsa idrica resta un nodo cruciale, le azioni dolose e sconsiderate sono all’ordine del giorno – conclude Ronco – mai come in questo momento ci vuole buon senso nell’uso dell’acqua». 

Giulia Armeni