Il duplice femminicidio

E Gabriela era già scappata dall'ex marito violento

La seconda vittima Gabriela Serrano, 36 anni, risiedeva a Rubano
La seconda vittima Gabriela Serrano, 36 anni, risiedeva a Rubano
La seconda vittima Gabriela Serrano, 36 anni, risiedeva a Rubano
La seconda vittima Gabriela Serrano, 36 anni, risiedeva a Rubano

Storie che si specchiano finendo per unirsi nello stesso tragico destino che porta il nome di Zlatan Vasiljevic. Per anni marito violento di Lidia Miljkovic; per qualche mese compagno dell’altra vittima di questa drammatica vicenda: Gabriela Serrano, 36 anni, di origine venezuelana, mamma di due figlie; sposata con un altro uomo violento che aveva denunciato e dal quale stava cercando di separarsi. 
Gabriela, residente a Rubano, in provincia di Padova. Attualmente era in attesa di riprendere il lavoro dopo avere subito un intervento in Spagna, Paese dove vive la sorella e dove Gabriela sognava di trasferirsi per un nuovo inizio lontano evidentemente da dolori e situazioni che avrebbe voluto mettersi definitivamente alle spalle.
Nei mesi scorsi Gabriela aveva conosciuto, e cominciato a frequentare Vasiljevic. E proprio a lui, che poi l’avrebbe introdotta al suo legale, l’avvocato Daniela Neri, aveva raccontato dei suoi problemi con il marito. Dei maltrattamenti a cui la costringeva. Parole che avevano avuto poi anche delle conseguenze a livello giudiziario con l’apertura di due distinti procedimenti. «Avevamo ottenuto in sede civile un ordine di protezione da parte del tribunale di Padova - spiega Alessandra Neri - nei confronti del coniuge della signora Serrano. Parallelamente, sempre nei confronti del marito, era in corso un procedimento penale per maltrattamenti in famiglia. La notizia della morte di Gabriela rappresenta per me un altro choc profondissimo. Era stata lei che mi aveva chiesto di procedere con la causa di separazione. Avremmo dovuto fare l’udienza a breve. È tutto così incredibile». A presentare Gabriela Serrano all’avvocato Neri era stato appunto quello che poi ieri è diventato il suo assassino.
«Non riesco a capire perché si trovassero insieme - si domanda il legale - Da quanto sapevo, dopo avere avuto una relazione, avevano chiuso il loro rapporto sentimentale; non si frequentavano più. Non so spiegarmi perché si trovassero insieme su quell’auto; quale percorso li abbia fatti incontrare».
Interrogativi a cui stanno cercando di trovare risposte anche gli inquirenti. La 36enne di origine venezuelana è stata freddata con un colpo di pistola alla nuca. Il suo corpo era riverso sul sedile posteriore, della Mazda parcheggiata in tangenziale, accanto a quello di Vasiljevic. Resta, al momento, ancora da capire quando Gabriela Serrano sia arrivata in città. La vettura infatti non è dell’assassino; è intestata al marito della sua vittima, Alejandro Naja. Che raggiunto telefonicamente a Minorca, dove si trova in vacanza, dice: «È una tragedia annunciata. Sapevo che quel pazzo di Zlatan le avrebbe fatto del male. Sono qua con la polizia. Non ci posso credere». 
Alezandro conosceva Zlatan, ci aveva anche parlato al telefono circa tre mesi fa. «Io e Gabriela siamo stati insieme vent’anni, abbiamo avuto due figlie bellissime, una ancora minorenne. Due anni e mezzo fa però abbiamo preso la decisione di separarci». Gabriela, che lavorava come commessa all’Ovs del centro commerciale Le Brentelle di Rubano e viveva in via Mazzini, a Sarmeola, da donna libera a novembre dello scorso anno aveva iniziato a frequentare Zlatan Vasiljevic. «Sapevo di questa sua frequentazione e lui non mi è mai piaciuto. Sapevo che era un violento, che era stato arrestato per aver picchiato l’ex moglie, anche davanti ai figli», dice Alezandro. «Nonostante io e Gabriela non stessimo più insieme e non potessi certo vietarle di vedere quell’uomo, non nascondevo la mia preoccupazione. Era pur sempre la madre delle mie figlie e una persona a cui ho sempre voluto bene. Credo sia normale dopo essere stati insieme vent’anni».
Alezandro, anche lui di origini Venezuelane come Gabriela, racconta che l’ex moglie nei mesi in cui frequentava Zlatan si era allontanata moltissimo da lui, tanto da arrivare a denunciarlo per maltrattamenti a suo dire «inventati». «Il tribunale mi ha dato un provvedimento di allontanamento dalla casa di Sarmeola, dove vivevamo insieme alle nostre figlie, e dalla mia ex moglie. Lei e Zlatan si sono inventati dei maltrattamenti che non esistevano».
A marzo di quest’anno però la storia tra Gabriela e Zlatan si sarebbe interrotta. Lei torna dall’ex marito, ma non solo. Gli racconta disperata che Zlatan ha minacciato di ucciderla se lei l’avesse lasciato. «Mi ha chiesto di chiamarlo al telefono e di parlargli. Di dirgli di smetterla. E io così ho fatto. L’ho chiamato e gli ho detto di non cercare più la madre delle mie figlie. Lui si è messo a piangere, mi ha detto che non l’avrebbe più contattata e che aveva paura che io gli facessi del male». 

Matteo Bernardini