Il caso

Donazzan canta "Faccetta nera" in radio: oscurata dai social. Lei: «Pulizia etnica del pensiero»

AGGIORNAMENTO ORE 18 - DONAZZAN: «BLOCCATA DAI SOCIAL». «Sto subendo minacce ed insulti: pazienza, non è la prima e non sarà l’ultima volta, non accetto però lezioni sull’approccio che l’Italia tutta dovrebbe avere sui temi relativi al secondo conflitto mondiale». Lo sostiene l’assessore veneto all’istruzione Elena Donazzan sulle polemiche per aver intonato "Faccetta nera" alla radio. «Un periodo da consegnare definitivamente alla storia per ottenere una reale ed effettiva pacificazione nazionale -continua - assicurando dignità di memoria a tutti coloro hanno sacrificato la propria vita durante la guerra civile tra il 1943 ed il 1945». Se a sinistra, rileva Donazzan, «tra i pochi che condividono questa necessità, qualcuno si è sentito offeso, me ne scuso». «A tutti quelli, invece, che non vedono l’ora di sfruttare certe strumentalizzazioni per ribadire odio e livore - osserva - non ho nulla da dire. Sarebbe inutile». Donazzan conclude: «ora passo e chiudo, perché da assessore della mia amata terra, il Veneto, ho cose molto più importanti di cui occuparmi».

Poco dopo queste dichiarazioni, l'assessore  non risulta più comparire sui social. Il suo profilo non appare più su Facebook, Instagram e Twitter. «Uccisa da Fb and Co - commenta l'assessore all’Ansa -. Si chiama pulizia etnica del pensiero».

 

ORE 13.30 - ZAIA: «SI DEVE QUANTOMENO SCUSARE». Sull'episodio è intervenuto anche il governatore Luca Zaia: «L’assessore si deve quantomeno scusare. Conosco la sua sensibilità. Non l’ho sentita, penso che le scuse siano doverose». Sulle richieste di dimissioni «prendo atto delle richieste. me ne arrivano ogni giorno», ha concluso Zaia. 

 

DOMENICA 10 GENNAIO

 

"FACCETTA NERA ALLA RADIO", BUFERA SU DONAZZAN. La richiesta di dimissioni e l’intervento della magistratura per l’ipotesi di reato di apologia del fascismo sono state avanzate da alcune forze di centrosinistra nei confronti di Elena Donazzan, assessore all’Istruzione della Regione Veneto ed esponente di Fdi, per aver intonato «Faccetta nera» l’altro ieri durante il programma radiofonico "La Zanzara". Una breve esibizione telefonica, su provocazione dei conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo; di fronte alla richiesta di scegliere tra il motivo fascista e Bella ciao, Donazzan ha detto di ricordare la canzone fascista, ascoltata in famiglia fin da piccola.

 

 

L’episodio è stato segnalato dal coordinamento di "Il Veneto che vogliamo", lista civica che ha appoggiato il candidato presidente Arturo Lorenzoni alle ultime regionali. «Questo clima di intollerabile revisionismo - sottolinea la nota - che ha ormai sdoganato il fascismo manifesto di una figura istituzionale è il simbolo di una regressione culturale e civile. Che tipo di scuola ha in mente Donazzan, sempre che fra una canzonetta fascista e l’altra possa avere spazio per occuparsi di scuola, forse ha in mente quella del ventennio quando gli insegnanti che non erano fascisti venivano licenziati?» conclude la lista civica. 

Il segretario regionale di Articolo Uno, Gabriele Scaramuzza, ricordando le parole del presidente della Regione Luca Zaia in occasione del 25 aprile 2020, sottolinea che «o il presidente Zaia crede sinceramente in quello che ha scritto, e quindi tocca a lui rimuovere dal suo incarico l’assessore Donazzan, oppure avalla il suo assessore, dimostrando di non essere persona che crede nelle proprie parole».

 

«La libertà non si predica, si difende: la libertà di pensiero deve sempre essere legata alla libertà delle persone, e mai scadere in offesa o violenza». Così l’assessore veneta all’Istruzione, Elena Donazzan (Fdi) replica alle richieste di dimissioni avanzate da esponenti del centrosinistra dopo che in una trasmissione radiofonica aveva cantato il motivo fascista «Faccetta nera». «Sono dispiaciuta - prosegue Donazzan in una nota - per le recenti dichiarazioni di alcuni colleghi Consiglieri regionali di opposizione, che vanno esattamente nella direzione opposta: sono dispiaciuta più dai toni che dai contenuti, che trovo privi di senso della verità. A questi ultimi ricordo che abbiamo cose importanti da fare, e le priorità sono a me molto chiare: non perderò tempo nel rincorrere un tentativo ulteriore di alimentare l’odio» conclude.