Un anno di Covid, storia e numeri del virus

Dodici mesi fa a Vo' la prima vittima di Coronavirus in Italia: è l'inizio dell'incubo pandemia

La storia per immagini del virus

Quel primo caso a Vo' Euganeo che diventa zona rossa per il virus nato in Cina: Adriano Trevisan, morto a 78 anni all'ospedale di Schiavonia è la prima vittima. Confini controllati a vista dall'esercito, chiuse le scuole e fermati i festeggiamenti per il carnevale. È passato un anno da quando il borgo ai piedi dei Colli Euganei si scoprì essere il primo cluster del virus in Veneto, e sperimentò la zona rossa per due settimane. E ieri un cuore tricolore fatto a maglia del diametro di 20 metri (realizzato dall'associazione De Leo Fund) è stato fissato sulla facciata del municipio di Vo' per ricordare la prima vittima italiana di Covid-19, Adriano Trevisan, deceduto all'ospedale di Schiavonia.

La notizia della sua morte, con quella di tanti altri ricoveri in terapia intensiva, ha dato una potente scrollata alle illusioni di chi pensava che il coronavirus fosse solo un problema cinese. Dopo di lui, l'elenco dei decessi non ha più visto fine. La pandemia ha travolto l'Italia ma nessuno si aspettava che l'ondata di piena fosse così alta.

Erano le 23.30 del 21 febbraio e, fino a quel giorno, gli unici contatti tra l'Italia e il virus erano stati la coppia di cinesi positivi a Roma e il gruppo di connazionali, rientrati da Wuhan a inizio mese, ospitati in isolamento alla base militare della Cecchignola. 

 

L'INIZIO IN CINA

Ed è proprio in Cina che tutto è iniziato. La data ufficiale è il 31 dicembre 2019, anche se ormai è chiaro che la situazione fosse nota da prima. I dati diffusi dal governo parlano, in pochi giorni, di 41 malati. Il 7 gennaio in Cina si identifica il virus e, una settimana più tardi, vengono individuati i primi casi fuori dai confini cinesi. Solo il 20 gennaio la scoperta: la trasmissione del virus avviene da persona a persona e non, come si pensava all'inizio, da animale all'uomo.

 

IN ITALIA

L'isolamento di Wuhan ha preso il via il 23 febbraio e l'Italia ha sospeso i voli dalla Cina a fine mese. Il 23 febbraio, per la prima volta, il Paese ha sentito parlare di "zona rossa" e di "lockdown". Undici comuni, dieci lombardi attorno a Codogno oltre a Vo', erano stati chiusi, con l'esercito che aveva creato un cordone per impedire di varcare i confini. Quello stesso giorno, nelle regioni del nord, sono state chiuse le scuole. L'idea era di approfittare delle vacanze di carnevale e tentare di uscire dall'emergenza evitando affollamenti in quei due giorni. Gli studenti, invece, potranno tornare in classe solo all'inizio del nuovo anno scolastico.

Erano in corso i tradizionali festeggiamenti per il carnevale: il 23 febbraio Venezia decise di sospendere tutto e, a distanza di un anno, la situazione non è cambiata.

Sempre il 23 febbraio, alle 18, gli italiani hanno iniziato a familiarizzare con un volto che sarebbe diventato fin troppo familiare, quello del capo della protezione civile Angelo Borrelli. Da quel momento, ogni giorno alla stessa ora sarebbe stato stilato un bollettino della pandemia. 

 

I NUMERI

A partire dallo scorso febbraio, il dato più aggiornato riferito ai contagi nel nostro Paese mostra 2.739.591 positivi ai test. Un numero che continua a salire e che da 365 giorni non ha mai visto uno stop. Per fortuna sale senza sosta anche il numero delle persone guarite da Covid-19: 2.251.734 e, sempre per i numeri che riescono a strappare un sorriso, c'è anche quello che fa segnare un segno "meno", il valore degli "attualmente positivi" che si attesta su 393.686 italiani. È la quantità di italiani che ha perso la vita, spesso in ospedale, molte volte dopo una lunga agonia, altre volte in una manciata di ore: sono 94.171 nel complesso.

Tra i numeri fondamentali di questa battaglia c'è anche quello delle armi utilizzate per scovare il contagio: i tamponi. Il dato ufficiale chiarisce come siano stati effettuati 33,1 milioni di tamponi molecolari e, da quando il valore è stato aggregato al bollettino nazionale, 3,8 milioni di test rapidi.

 

IN VENETO E NELLA PROVINCIA DI VICENZA

Il Veneto ha vissuto le due fasi in maniera diametralmente opposta. Nella prima, quella del lockdown di primavera, lo scontro è stato duro ma è stato superato con successo. La seconda ondata del virus, quella dello scorso autunno, ha invece investito e sommerso la Regione. Sommando le due fasi, il Veneto è la seconda regione nel dato cumulativo dei dati relativi ai contagi, fermandosi 322.846. È dietro alla sola Lombardia che conta oltre 565 mila casi di Covid-19.

Il dato più aggiornato nel momento in cui chiudiamo l'articolo segna 9.621 morti, poco più di 26 morti al giorno in un anno. Per quanto riguarda Vicenza, in un'ipotetica "classifica" delle province maggiormente falcidiate dal virus si piazzerebbe al dodicesimo posto, con 53.040 casi cumulativi e 1.738 morti.

 

I VACCINI

Per concludere una panoramica italiana, è impossibile non parlare della campagna di vaccinazione scattata lo scorso 27 dicembre. Dopo le approvazioni da parte di Ema e Aifa, sono tre i sieri a disposizione. Alle 15 del 19 febbraio le persone che avevano ricevuto almeno una dose di vaccino erano 3.331.530, mentre quelle effettivamente vaccinate (con entrambe le dosi) si attestavano a 1.320.001. La media italiana dimostra come sia stato inoculato il 71 per cento del vaccino già disponibile. Il Veneto, che ha ricevuto 394.530 dosi, ne ha inoculate 270.318, il 68,5 per cento: 163.562 rientrano nella fascia del personale sanitario e sociosanitario; 46.828 sono gli ospiti delle case di riposo; il personale non sanitario si attesta a 39.290 mentre gli over 80 sono a 20.638.

 

NEL MONDO

L'aspetto più inquietante della pandemia è che nessun Paese del mondo è stato risparmiato dal contagio. L'ultimo valore pubblicato dalla mappa del contagio della Johns Hopkins University si attesta su 109.627.990 positivi. La nazione che ha fatto registrare più contagi in valore assoluto sono gli Stati Uniti (27,8 milioni).

 

Karl Zilliken