L'intervista

Daniela Sbrollini: «Niente alleanze? Siamo coerenti con le nostre idee»

Dopo l’esperienza nel Partito democratico, l’approdo di Daniela Sbrollini in Italia Viva di Matteo Renzi
Dopo l’esperienza nel Partito democratico, l’approdo di Daniela Sbrollini in Italia Viva di Matteo Renzi
Dopo l’esperienza nel Partito democratico, l’approdo di Daniela Sbrollini in Italia Viva di Matteo Renzi
Dopo l’esperienza nel Partito democratico, l’approdo di Daniela Sbrollini in Italia Viva di Matteo Renzi

Nonostante l'estate rovente e le battaglie infuocate tra partiti in questo agosto strappato alle vacanze, Daniela Sbrollini, senatrice renziana (dopo essere stata entrante con il Pd), è convinta che Italia Viva non rimarrà scottata. 

Alla fine Calenda si è alleato con il Pd e voi siete rimasti con il cerino in mano, se l’aspettava? 
Non siamo rimasti con il cerino in mano, siamo stati noi a decidere di rimanere coerenti rispetto alle nostre idee. A Calenda, che mi pare già pentito di essere entrato in quell’ammucchiata, faccio tanti auguri. Lui ha preferito portarsi a casa i seggi sicuri anziché costruire un terzo polo, noi invece abbiamo deciso di non rinunciare alle nostre idee ed è il motivo per il quale abbiamo detto no a Letta e ad altre richieste di alleanze. 

 

Tra queste alleanze c’è anche quella che Berlusconi avrebbe proposto a Renzi? Corrisponde al vero? 
Sì, posso confermarlo. E anche in questo caso Renzi ha ringraziato e declinato. Avevamo detto mai con i populisti e mai con i sovranisti e ma e poi mai con chi ha la responsabilità di aver fatto cadere Draghi: siamo stati di parola. 

 

Lei all’inizio parlava di “ammucchiata”, ma con questo sistema elettorale senza alleanze non si vince. 
Sì, ma il giorno dopo le elezioni si deve governare il Paese e come si pensa di riuscire a farlo con posizioni diversissime al proprio interno? Vale per la destra e vale per la sinistra. Come potevamo pensare di entrare in un’alleanza dove c’è Di Maio e dove c’è Fratoianni che ha votato 55 volte contro la fiducia a Draghi e che l’altro giorno ha votato contro l’ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia? 

 

Il Pd però dice, al pari vostro, di ispirarsi all’agenda Draghi. Non c’era proprio margine per un accordo? 
Il Pd si ispira all’agenda Draghi solo a parole e in verità nemmeno a parole la pensano tutti allo stesso modo dentro il partito: Andrea Orlando, il ministro che è venuto qui a Vicenza a dire no al taglio del cuneo fiscale e sì al reddito di cittadinanza, lo ha detto esplicitamente che l’agenda Draghi non può essere il programma del Pd. E d’altronde con chi il Pd pensa di costruire l’agenda Draghi? Con Bonelli, Speranza e Fratoianni, che hanno visioni antitetiche rispetto a quell’agenda? Gli unici che la possono coerentemente e seriamente portare avanti siamo noi: per questo l’unico voto utile è quello ad Iv. 

 

Ma portare avanti un’agenda Draghi senza Draghi non è una contraddizione in termini? 
Non lo è per noi visto che molte delle riforme portate avanti dal premier erano già nel programma di governo di Renzi del 2016. Non lo è per noi che i provvedimenti di questo governo li abbiamo sempre sostenuti e a cui abbiamo contributo con la ministra Bonetti e infine non lo è per noi una contraddizione visto che con la caduta del governo Conte Draghi lo abbiamo portato a palazzo Chigi e spero che almeno questo merito ci venga riconosciuto. 

 

La vostra speranza è ancora che sia Draghi a succedere a Draghi? 
Sì, questa è la nostra speranza e non l’abbiamo persa. Siamo in sintonia con tutte quelle persone, dai sindaci alle categorie economiche, che hanno chiesto anche in Veneto che Draghi rimanesse al suo posto. Con lui l’Italia crescerà nel 2022 più Francia e Germania, la decisione della destra e dei grillini di farlo cadere è stata totalmente irresponsabile. Per fortuna, se tutto andrà come penso, come siamo stati decisivi in questa legislatura lo saremo anche nella prossima. 

 

Però senza alleanze e con le percentuali che i sondaggi vi assegnano rischiate l’osso del collo. 
Lo dico oggi: vedrà che i sondaggi saranno smentiti e Italia Viva supererà il 5 per cento. Noi, dopo che Calenda è andato con il Pd, siamo gli unici a rappresentare il centro. C’è la destra, la sinistra, e poi c’è il centro riformista e liberale che siamo noi: le persone ci premieranno. 

 

Calenda alla fine vi ha fatto un favore, insomma, ad andare con il Pd? 
Noi eravamo seriamente convinti della necessità per il Paese di costruire un terzo polo con Azione ma questo, a causa della scelta di Calenda, non è stato possibile. Detto ciò, penso la mossa di Calenda restringerà di molto il suo potenziale bacino elettorale: tanti elettori che lo avrebbero votato non lo faranno più dopo l’alleanza con la sinistra. Noi invece pensiamo di poter catalizzare i voti non solo di una parte di coloro che si sono astenuti, ma anche dei delusi di entrambi gli schieramenti e di un elettorato deluso dalla scelta di Calenda. 

 

La vittoria del centrodestra intanto viene data già per certa. 
In politica non c’è nulla di certo e secondo me una vittoria della destra, men che meno con i margini che vengono ipotizzati ora, non è scontata. Le persone non dimenticheranno chi si è assunto la responsabilità di far cadere Draghi. 

 

La sua rielezione stavolta non è scontata. Si è pentita di aver lasciato il Pd? 
Non rinnego la mia storia e le amicizie personali, ma non ho rimpianti. Il Pd si sta dimostrando incapace di essere una forza riformista e questo mi fa essere sempre più convinta di aver seguito Renzi. La mia coscienza mi dice che ho fatto bene, al di là del mio destino personale. In ogni caso, io amo le sfide. 

 

A Vicenza, in vista delle comunali, il vostro percorso con Azione e Più Europa si è interrotto tenuto conto degli sviluppi nazionali? 
No, qui il rapporto è sempre stato positivo e costruttivo e la volontà di andare avanti insieme c’è. 

 

Roberta Labruna