Vicenza

Dal Mundial allo stadio Menti: ecco la statua di Paolo Rossi

Le braccia tese al cielo e i pugni chiusi. Gli occhi che brillano. La bocca spalancata che urla di felicità. E poi ancora il tricolore sul petto e quel numero venti sulla schiena. Memorie Mundial. Memorie di Pablito. Memorie indimenticabili. Memorie del passato che stanno diventando realtà grazie alla mano di Domenico Sepe. Nato a Napoli il 7 dicembre del 1977, il suo nome forse non dirà granché ai vicentini. Eppure non è solo un’artista che nella sua vita ha creato decine di monumenti e statue (non ultima quella dedicata a Diego Armando Maradona e da destinare allo stadio San Paolo), ma è colui che sta dando forma e vita al ricordo di Paolo Rossi. Lì, all’interno del suo studio di Afragola, lo scultore sta completando l’opera che andrà a completare il largo dedicato al campione biancorosso e della nazionale. In quella nuova piazza che verrà creata davanti al Menti, su disegno dell’architetto vicentino Riccardo Cestari, svetterà la statua in bronzo a grandezza naturale di Pablito. Che non avrà la maglia biancorossa, appunto, come tanti avevano sperato, ma quella della Nazionale. «Rossi - osserva Sepe - è un punto di riferimento per tutti. Rappresenta il simbolo dell’Italia: ci ha portato sul tetto del mondo. Per me è un motivo di orgoglio poter donare la mia opera».
Già, perché l’artista, raggiunto attraverso il produttore Ugo Autuori, ha deciso di mettersi a disposizione di Vicenza e della famiglia Rossi senza chiedere un compenso per la sua creazione. «Il tutto è nato in modo quasi istintivo - racconta Sepe - con il coinvolgimento di Autuori e dalla moglie di Paolo Rossi: da lì è venuta l’idea e l’esigenza di omaggiare con un’opera la figura dello sportivo ma soprattutto dell’uomo che è stato Pablito. Rossi ha lasciato un segno nell’immaginario di tutti, portandoci sul tetto del mondo. Era doveroso per me donare la mia professionalità e il mio “modellato”». Che, per intenderci, rappresenta la base e non va confuso con la successiva fusione in bronzo e la creazione vera e propria dell’opera. «Lo stesso Autuori - assicura il maestro scultore che ha quesi terminato l’opera - si è messo a disposizione per trovare i contributi necessari a coprire i costi di fusione. Poi dialogheremo con la famiglia e con il Comune». La missione per finanziare l’operazione non dovrebbe essere impossibile, dato che il costo per eseguire la fusione in bronzo si aggira attorno ai 16-18 mila euro. «Perché il bronzo?», è la domanda posta allo scultore. «Ci dà la garanzia di durare nel tempo, poiché non si corrode, tant’è che è considerato un materiale eterno. Ha un’altra caratteristica: è vuoto. Secondo i grandi artisti l’interno costituisce lo spazio per accogliere lo spirito». 

 

Nicola Negrin