In Corte d'Appello

Crac BpVi, il pentimento dell'ex vice direttore generale Giustini riscrive l’intero processo

Un momento dell’udienza di ieri in aula bunker a Mestre
Un momento dell’udienza di ieri in aula bunker a Mestre
Un momento dell’udienza di ieri in aula bunker a Mestre
Un momento dell’udienza di ieri in aula bunker a Mestre

E pensare che il processo di primo grado per il crac BpVi si era concluso con i ringraziamenti (cosa del tutto inusuale anche per i più navigati tra gli addetti ai lavori) del presidente del Collegio, il giudice De Stefano, per il clima di collaborazione e armonia tra le varie parti in giudizio con cui si era dipanato l’intero dibattimento per oltre due anni. Ecco, in appello, quella pax è andata in frantumi. Sì, perché la memoria presentata lunedì dall’ex vice dg, Emanuele Giustini, ha rovesciato il tavolo. E il clima di armonia è improvvisamente evaporato. Ed è praticamente sparito alle 17.41 di ieri quando il presidente del Collegio d’Appello, Francesco Giuliano, ha accolto l’istanza dell’avvocato Concetta Miucci che aveva chiesto un nuovo interrogatorio per l’ex vice dg. Audizione che si terrà mercoledì 15 giugno alle 10.
Ma questo è l’epilogo della giornata d’udienza; l’inizio, in un clima teso mai come prima, aveva visto il fuoco di sbarramento delle difese degli altri imputati calare su Giustini, anche ieri presente in aula. Dopo avere incassato il parere favorevole a riascoltare il manager da parte della procura (ieri presente il solo pm Severi) e delle partici civili; a iniziare l’attacco è stato Vittorio Manes, il difensore di Massimiliano Pellegrini (ex responsabile del bilancio BpVi): «Non siamo preoccupati per quanto contenuto nella memoria né abbiamo particolari timori», però. Ecco, sul però il legale, pur se utilizzando metafore letterarie e storiche in apparente punta di diritto, in realtà va giù durissimo: «Nella memoria non c’è davvero nulla di nuovo sotto al sole. Tutto il portato nel testo ripete a pappagallo quello che Giustini aveva già detto nel corso del processo di primo grado». Poi il rimando a Ireneo Funes, personaggio creato dallo scrittore Borges, che dopo una caduta da cavallo, invece di smarrire la memoria ne ottiene una prodigiosa in cui ricorda tutto. Ogni cosa. «A Giustini pare essere tornata una memoria postuma come il personaggio di Borges - continua Manes - ma alla sua memoria mancano non solo gli elementi oggettivi ma anche quelli soggettivi. Un co-imputato bugiardo ora però pretende di essere creduto. Giustini, tra l’altro, tira in ballo anche il cda; se si accetta di riascoltarlo questo processo diverrebbe un processo di primo grado-bis».
Ancora, se possibile, più duro, l’intervento dell’avvocato Enrico Ambrosetti, legale, assieme a Tullio Padovani, dell’ex presidente Zonin (tirato pienamente in ballo dalla memoria): «Il dottor Giustini è diventato un collaboratore della procura di Vicenza. E che oggi sia un collaboratore di giustizia appare evidente. Se dobbiamo ascoltare Giustini allora dobbiamo rinnovare il processo di primo grado. Quale sarebbe la famosa pistola fumante contro il presidente Zonin? Un semplice messaggio whatsapp; io questo lo chiamo solo fango». E ancora: «Sentiamo Giustini? E allora rifacciamo il processo d’appello e chiamate anche me a testimoniare visto che sono citato nella memoria».
Il carico lo mette l’avvocato Padovani: «È la prima volta che mi trovo in una situazione simile. Direi che avere accolto la memoria è sufficiente. Per Zonin siamo all’aria fritta. Se parliamo di una cosa autoaccusatoria da parte di Giustini, basta la memoria; se invece serve come accusa nei confronti di tutti; non ci sono i presupposti».
Anche l’avvocato Roetta, seppure il suo assistito, Paolo Marin, non venga citato nella memoria dell’ex vice dg, si esprime contro l’istanza di nuovo interrogatorio del manager titolare della divisione Mercati.
E ferma opposizione arriva anche dai legali di Giuseppe Zigliotto, gli avvocati Giovanni e Giulio Manfredini: «Con questa eventuale deposizione si vuole far entrare dalla finestra quello che non è passato dalla porta. Il suo pentimento, il dottor Giustini, può riproporlo come dichiarazioni spontanee. Tutte le sue accuse mosse in primo grado sono state disattese completamente non solo dal tribunale, ma anche dal gup che ha archiviato le posizioni degli ex consiglieri del cda e degli esponenti del collegio sindacale». 
Quando termina l’ultimo intervento sono da poco trascorse le 13. Il Collegio rimarrà in Camera di consiglio sino alle 17.41. Poi la lettura dell’ordinanza con l’accoglimento della testimonianza del manager che apre di fatto un nuovo corso processuale. E la sensazione è che ora valga tutto. Si salvi chi può. 

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Matteo Bernardini