A Mestre

Crac BpVi: al via il processo d'appello per Zonin e gli altri imputati. L'ex presidente: «Anch'io ci ho perso»

Nell'aula bunker di Mestre il processo per il crac BpVi (Foto Diego Neri)
Nell'aula bunker di Mestre il processo per il crac BpVi (Foto Diego Neri)
Intervista a Gianni Zonin

È iniziato poco dopo le 10 il processo d’appello per il crac della Banca popolare di Vicenza. In aula bunker a Mestre, alla presenza di un centinaio di risparmiatori azzerati, le difese degli ex vertici dell’istituto di credito cercheranno di ribaltare la sentenza di primo grado.

Un anno fa, a Vicenza, l’ex presidente Gianni Zonin - presente oggi in aula - era stato condannato a 6 anni e mezzo di reclusione; 6 anni e 3 mesi all’ex vicedirettore generale Emanuele Giustini; 6 anni agli altri due ex vicedirettori Paolo Marin e Andrea Piazzetta. Con la Bpvi, sono stati condannati a risarcire 963 milioni di euro. La procura ha proposto appello contro le assoluzioni del dirigente al bilancio Massimiliano Pellegrini e del consigliere di amministrazione Giuseppe Zigliotto.

«Se guardo la mia coscienza oggi non avrei dovuto esserci, se vedo come vanno le cose al mondo, accettiamo sempre con possibile umiltà le sentenze, anche se talvolta non vanno». Lo ha detto stamani ai giornalisti l’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin. Ai cronisti Zonin ha aggiunto che «c’erano due belle banche nel Veneto (la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ndr) e adesso non ci sono più. Umanamente dico questo, poi ognuno lo interpreta come vuole. Che non fosse tutto perfetto, sono d’accordo, che ci sia la responsabilità di alcune persone per cose che sono state ingrandite... uno dei risparmiatori sono anch’io, e uno grosso, perché la mia famiglia ha investito una cifra importantissima sulla banca. Vuol dire che ci credevamo, e che eravamo anche coscienti del valore. La mia famiglia ha partecipato a tutti gli aumenti di capitale. Poi se si guarda cos’è successo al mondo delle altre popolari o anche istituti non popolari, si vede che c’è un certo indirizzo. Praticamente le popolari non ci sono più», ha concluso.

 

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Diego Neri