L'allarme

Rischio caporalato: nel Vicentino già individuate 18 “zone rosse”

Un incontro presieduto dal prefetto ha messo a fuoco la situazione

Tra i banchi della sala consigliare di palazzo Nievo, ieri mattina, non c’erano i rappresentanti del parlamentino provinciale, ma enti e associazioni, rappresentanti di Comuni, della questura, dell’ispettorato territoriale del lavoro, dell’ufficio scolastico provinciale, della Camera di commercio e dell’Ulss 8, delle organizzazioni sindacali, datoriali e delle organizzazioni operanti nel campo dell’assistenza e dell’integrazione. Un coro di voci riunite nel Consiglio territoriale per l’immigrazione, presieduto dal prefetto Pietro Signoriello. L’organismo oltre a monitoraggio dei fenomeni migratori è chiamato anche a ragionare sull’assorbimento dei flussi e sulle azioni da poter attivare per una migliore gestione del fenomeno. 

L’incontro

Dopo una prima analisi dei dati su immigrazione, richiedenti asilo, emergenza ucraina, cittadinanze e lavoro, l'incontro si è focalizzato sugli indirizzi di azione e di riorganizzazione del Consiglio stesso, tra cui la prossima creazione di gruppi di lavoro ristretti in materia di lotta al caporalato, inserimento lavorativo della popolazione migrante, violenza sulle donne e salute, in particolar modo, mentale. «La nostra osservazione - ha sottolineato Signoriello - si concentra anche molto sui richiedenti asilo, che molto spesso vengono da storie di violazione dei diritti umani e altre persecuzioni, e sono quindi esposti maggiormente a problematiche di questi tipo che vanno intercettate il più presto possibile e sottoposte a percorsi di cura». Nel corso dell’assemblea è inoltre emersa, tra le altre, la necessità dell’istituzione di un ulteriore gruppo di lavoro sul problema della difficoltà di reperimento di alloggi idonei da parte della popolazione straniera e in genere il tema del disagio abitativo.

Le aree di sfruttamento

Per quanto riguarda il caporalato, l’attenzione rivolta al tema non è casuale. «Anche Vicenza è interessata da forme di caporalato - ha precisato il prefetto Signoriello - anche se non da quelle forme che generano anche insediamenti di fortuna. Sto battendo da un po’ su questo ambito su tavoli diversi, in particolare dopo un recente rapporto sulle agromafie che individua in tutto il Veneto 44 aree rosse sullo sfruttamento della manodopera bracciantile, diciotto delle quali nel Vicentino. Sono stati attivati così moltissimi tavoli con forze di polizia, ispettorato del lavoro, Inps e Inail. Gruppi coordinati per svolgere un incremento dell’azione di controllo». Controlli che non sono andati a vuoto dato che «una serie di evidenze sono emerse, non solo nel settore dell’agricoltura, ma anche della ristorazione, dei servizi e del tessile. Oggettivamente non una situazione particolarmente preoccupante, ma comunque esistente. Parliamo di sfruttamento della manodopera portata da altrove, fatta lavorare qui e poi riportata via. Questo fa sì che il problema sia meno sentito perché non si vedono la marginalità e il degrado legato a contesti abitativi fatiscienti. È un tema però che va attenzionato, non solo per il contrasto, ma anche per la prevenzione.

Alessia Zorzan