Il fenomeno nel Vicentino

Con i green pass fasulli per entrare in disco. E c'è anche chi presenta il certificato della nonna

Le discoteche hanno riaperto con capienza ridotta e obbligo del green pass (foto d'archivio)
Le discoteche hanno riaperto con capienza ridotta e obbligo del green pass (foto d'archivio)
Le discoteche hanno riaperto con capienza ridotta e obbligo del green pass (foto d'archivio)
Le discoteche hanno riaperto con capienza ridotta e obbligo del green pass (foto d'archivio)

Il divertimento prima di tutto, anche a costo di mettere a repentaglio la propria salute e quella degli altri. «Ogni serata respingiamo dalle 20 alle 30 persone che cercano di entrare in discoteca utilizzando green pass falsi oppure che appartengono ad altre persone». Stanislao “Stani” Somma è il responsabile della “Pantere servizi Vicenza”, la società che gestisce la sicurezza nei locali vicentini più frequentati dal popolo della notte: da Villa Bonin in città al Nordest di Caldogno, al Clubbino di Thiene. Lui e i suoi dipendenti sono in prima linea nei controlli agli ingressi di una decina di discoteche e tra i loro compiti c’è, ovviamente, anche quello di far rispettare le normative anti-contagio. Prima tra tutte, la verifica del green pass. «I nostri controlli sono scrupolosi e ne vediamo di tutti i colori. Chi non è in regola, oppure non ha il documento, lo lasciamo fuori. Non possiamo fare altro», puntualizza.

Nonna e omonimi Da quanto le sale da ballo hanno potuto riaprire i battenti dopo il lungo stop causato dall’emergenza sanitaria, ma comunque con capienza ridotta e solo per chi è in possesso della certificazione verde, sono tantissimi i “furbetti” che provano ad aggirare le regole incuranti delle possibili conseguenze che il loro comportamento potrebbe provocare. «Il caso più eclatante è stato quello di un ragazzo che ha mostrato il green pass della nonna - racconta Somma -. Lo scorso fine settimana, invece, abbiamo lasciato fuori da una discoteca quattro giovani che avevano mostrato il green pass della stessa persona. Siamo stati bravi a ricordare nome e cognome e li abbiamo “sgamati”. Noi controlliamo sempre anche un documento, come prevede la circolare ministeriale. Sono convinto che il vaccino sia fondamentale. Io ho già fatto anche la terza dose».

Date di nascita Secondo il responsabile della “Pantere servizi Vicenza”, lo stratagemma utilizzato dalla maggior parte dei “furbetti del green pass” è quello di mostrare il certificato verde di un parente. Nella maggior parte quello di un genitore. Per questo motivo, se sospettano qualcosa, gli addetti alla sicurezza chiedono pure la data di nascita al cliente che vuole entrare in discoteca e molti cadono in contraddizione perché ne danno una diversa rispetto a quella della certificazione. «A volte l’età è sballata addirittura di 20-30 anni». Non è però l’unica carta che gli incoscienti si giocano per cercare di entrare pur non avendo fatto il vaccino oppure un tampone rapido nelle 48 ore precedenti. «C’è chi fotografa il green pass di un’altra persona lasciando fuori uno dei bordi oppure lo modifica al computer, così l’applicazione non lo legge. Pensano che, dopo qualche tentativo, lo facciamo entrare comunque. Ma non è così - aggiunge Somma -. Poi c’è chi mostra un green pass cartaceo tutto stropicciato per renderlo illeggibile o chi ha falsificato nome e cognome. Qualcun altro può essere superficiale nei controlli, ma noi no. Anche perché le multe sono salate sia per i clienti sia per i locali». Questi ultimi, in caso di violazioni reiterate, rischiano anche la chiusura da uno a dieci giorni. 

I minorenni Un capitolo a parte riguarda i minorenni. Tra le fila dei “furbetti del green pass” ci sono anche tanti giovanissimi, sia maschi sia femmine. Che si spingono anche oltre. Somma riferisce infatti che molti arriverebbero a falsificare un documento d’identità e il certificato verde non soltanto per aggirare le disposizioni anti-Covid, ma anche per poter bere alcolici. «Sui minori siamo rigidissimi in discoteca», conclude il responsabile della “Pantere servizi Vicenza”.  

Valentino Gonzato