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17.04.2016

Cieca da 50 anni
Operata a 83
Ora vede la luce

L’ingresso dell’Unità operativa complessa di oculistica dell’ospedale San Bortolo. ARCHIVIO
L’ingresso dell’Unità operativa complessa di oculistica dell’ospedale San Bortolo. ARCHIVIO

Non vedeva da 50 anni. Ora Francesca Biasiotto, 83 anni, vicentina, ex presidente dell’Unione italiana ciechi della città, riesce a distinguere le figure, i contorni, i colori. A compiere questo miracolo medico un complicato intervento del primario di oculistica del San Bortolo Roberto Cian. La luce è tornata abbagliante. Anzi, quella che all’improvviso si riversa sull’occhio operato è una cascata intensa di colori che piombano addosso con tanta intensità da diventare quasi fastidiosi.

«Deve abituarsi – spiega il dottor Cian - a queste sensazioni visive che per lei sono praticamente nuove. Il cervello deve riadattarsi a rielaborare immagini ormai perdute. Il passo successivo sarà l’occhiale che le stiamo preparando. Migliorerà ancora di più la visione da lontano e da vicino». Il dottor Roberto Cian, 55 anni, agordino, scuola padovana, da 6 anni al San Bortolo, scherza con la paziente mentre per i corridoi del reparto messo a nuovo un paio di anni fa dalla Fondazione San Bortolo attende la solita marea di pazienti. Ogni mattina se ne contano oltre 300. L’ex presidente dell’Unione ciechi berica è appena arrivata per il controllo post-operatorio.

La signora sprizza entusiasmo, risponde a tono, con uno humour raffinato, da salotto anglosassone. Ha retto la sezione vicentina dell’Uic per un quinquennio, dal 2005 al 2010, subentrando a un presidente storico come Francesco Barausse, e lottando come una tigre per la sopravvivenza di una preziosa associazione assistenziale di lungo corso. L’Uic è attiva da decenni accanto a minorati della vista e bambini ipovedenti, ma è stata messa alle corde dalla carenza di fondi. Biasiotto aveva perso l’occhio sinistro qualche giorno dopo la nascita per un’inarrestabile infezione. Il destro, aggredito mezzo secolo fa da un glaucoma, si era spento anch’esso in una clinica di Bologna dopo un intervento ormai obsoleto, l’iridencleisis, rivelatosi inutile. La signora non si è, però, mai rassegnata a una cecità pressoché totale, non si è mai arresa all’idea di dover vivere un vita senza più colori. Solo che per riuscire a svegliare l’occhio “in coma” da un letargo che sembrava definitivo c’era bisogno di un intervento coraggioso, eseguito da mani abili. E Cian, non nuovo a questi cimenti estremi, senza o quasi precedenti, nei quali trovare la soluzione del caso è come aprire una nuova via alpinistica su un costone inesplorato di montagna, si è lanciato nell’impresa. La cornea della donna era opaca, completamente avvolta da un panno di neovasi che impedivano del tutto la vista. Impossibile perforare quello schermo di venette rosse. La nebbia più fitta. La trapanazione ha fatto emergere una cataratta ormai matura. E allora, il dottor Cian prima ha operato la cataratta, poi, con la cosiddetta cheratoprotesi temporanea di Eckardt, ha esplorato il nervo ottico, ripulito il vitreo, e, per finire, ha effettuato un trapianto di cornea e sistemato la retina. Il primario ha rimandato a un secondo intervento l’inserimento di un cristallino artificiale diaframmato che dovrebbe potenziare ulteriormente l’acutezza visiva. La signora è felice. Non ha mai smarrito, nonostante le intemperie dell’esistenza, il buonumore, la gioia di vivere. Sorride al dottor Cian, il quale le misura la vista con il forottero, una specie di maschera di ferro con lenti estraibili.

«Quando ero presidente dell’Unione ciechi mi sono occupata soprattutto di integrazione scolastica dei bambini ipovedenti, di formazione didattica - spiega Biasiotto -. Prima i finanziamenti ce li dava la Provincia. Ora sono tempi difficili. Sì, continuo a collaborare con la sezione. Ma, per favore, parli il meno possibile di me».

Franco Pepe
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