Vicenza

Caos autocertificazioni: la scuola riparte con il freno a mano tirato

Varie scuole superiori vicentine hanno chiesto l’autocertificazione agli studenti (Foto TONIOLO/COLORFOTO)
Varie scuole superiori vicentine hanno chiesto l’autocertificazione agli studenti (Foto TONIOLO/COLORFOTO)
Varie scuole superiori vicentine hanno chiesto l’autocertificazione agli studenti (Foto TONIOLO/COLORFOTO)
Varie scuole superiori vicentine hanno chiesto l’autocertificazione agli studenti (Foto TONIOLO/COLORFOTO)

Green pass per i docenti, autocertificazione per gli studenti. Ed è quest’ultima, richiesta in formato cartaceo, a provocare il vero caos.
Puntuale come la campanella del primo giorno di scuola, la confusione legata alla documentazione anti Covid necessaria per accedere agli istituti è stata la vera protagonista dell’inizio del nuovo anno scolastico. Prevedibile, certo, ma non quantificabile.
«Non avete l’autocertificazione, ragazzi? Allora mettetevi da questa parte e poi vediamo». “Da questa parte” è la porzione di atrio in cui il dirigente dell’istituto Boscardin Vincenzo Trabona dirotta i ragazzi sprovvisti di modello compilato.

Dalle 8 il preside del plesso di via Baden Powell dirige il traffico all’ingresso, controllando da un lato i nominativi dei 220 insegnanti e dipendenti scolastici («abbiamo l’elenco di chi ha il green pass, alle 7.01 è entrato in funzione il portale rilasciato dal Miur») e raccogliendo, dall’altro, i fogli con l’autodichiarazione di non positività al coronavirus dei 1.400 allievi. Un modulo una tantum “per l’accesso ai locali della scuola” previsto da diversi istituti superiori, ma non da tutti: Boscardin, Montagna, Quadri e Fogazzaro sì, Rossi, per esempio, no. Oltre ai dati anagrafici (vale anche per il personale), va sottoscritta la non presenza di sintomi da Covid o il contatto con persone contagiate nei 14 giorni antecedenti. Una sorta di liberatoria che però sono in moltissimi a non avere con sé.
«Credevo bastasse il green pass, io quello ce l’ho», commenta Beatrice, 15 anni, anche lei nel gruppo, sempre più ampio, dei non in possesso di autocertificazione.

Per i maggiorenni si corre ai ripari stampando copie su copie da firmare al momento; per i minorenni, al Boscardin come al Montagna, serve l’intervento dei genitori, costretti a correre a scuola e ad apporre una firma per far entrare i figli in aula. «Non andatevene a casa, aspettate qui», ammonisce un’insegnante del Montagna alle decine di ragazzini in attesa nel cortile. E dire che, di tante misure e norme da rispettare, a nessuno è venuto in mente che proprio l’autocertificazione di contiana memoria avrebbe creato il maggior scompiglio. 

Ma da osservare ci sono numerosi altri protocolli di sicurezza: distanziamento di un metro, igienizzazione delle mani (al Boscardin un intero banco all'ingresso è coperto da flaconi di gel), mascherine da consegnare ad ogni alunno tutti i giorno o settimanalmente, divieto di assembramento, anche se già prima del suono della campanella le classi premono al portone principale per entrare. Questo nonostante quasi tutte le scuole abbiano o cadenzato gli orari (al Montagna ieri hanno iniziato solo le prime, oggi tutti gli altri) o diversificato gli accessi e i varchi. Previste anche, nel primo giorno, vere e proprie assemblee per una full immersion sulle regole anti Covid a cura dei responsabili della sicurezza scolastica. Al liceo scientifico Quadri, fanno sapere i ragazzi, niente ricreazione fuori dall’aula, «non possiamo spostarci mai, praticamente entriamo e usciamo soltanto», lamenta qualcuno.

Essere ancora in stato d’emergenza significa purtroppo questo. E significa, anche, genitori lasciati alla porta, se sprovvisti di passaporto verde: «Ha il green pass?» domanda il preside Trabona ad un papà che si accinge ad entrare con il figlio. «No, ma mi conoscono tutti», è il tentativo dell’uomo. Niente da fare: senza lasciapassare sanitario, si resta fuori. Come accade, almeno per qualche ora, ad una docente, sempre dell’istituto Boscardin: pur avendo eseguito il tampone ieri mattina, per un ritardo informatico non era provvista di immediato esito e non ha potuto fare altro che aspettare di riceverlo per poter varcare la soglia dell’istituto. Un episodio simile a quello che era avvenuto nei giorni scorsi anche al liceo Fogazzaro (il primo ad aprire già dal 9 settembre) dove una collaboratrice scolastica – che però non si era nemmeno sottoposta a tampone - non era stata ammessa al lavoro. 

«La piattaforma ministeriale sta funzionando e anche noi abbiamo chiesto l’autocertificazione iniziale agli studenti – sottolinea la dirigente del Fogazzaro Maria Rosa Puleo - ma la mole di incombenze da gestire è davvero enorme». 

Giulia Armeni

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