Il fenomeno

Caldo, umidità e scampagnate: sos zecche, aumentano i casi anche nel Vicentino

L’estrazione di una zecca: in molti si rivolgono al pronto soccorso
L’estrazione di una zecca: in molti si rivolgono al pronto soccorso
L’estrazione di una zecca: in molti si rivolgono al pronto soccorso
L’estrazione di una zecca: in molti si rivolgono al pronto soccorso

Zecche di nuovo all’attacco. Erano scomparse durante la pandemia. Il lockdown, le escursioni e le vacanze sospese, le hanno tenute a lungo lontane, ma il ritorno alla vita normale le ha rimesse in circolazione. Casi in aumento in tutta Italia, nel Veneto. Una donna è morta in Sardegna. E Vicenza non fa eccezione. In due settimane 41 vicentini hanno fatto ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso del San Bortolo perché morsi da questi minuscoli parassiti dal capo corazzato di rostri in grado di penetrare la pelle, succhiare il sangue e veicolare malattie molto pericolose, che portano nomi sinistri e qualche volta, come visto, diventano anche letali: encefalite o Tbe, borreliosi di Lyme, febbre bottonosa, rickettsiosi, tularemia, ehrlichiosi, babesiosi. 
C’è chi dice che sia la pressione degli animali selvatici ormai di casa anche in pianura a far arrivare questi insetti da film horror nei giardini di casa. Ma la verità è che con la bella stagione le zecche, che con il caldo umido vanno a nozze, ricompaiono puntualmente. Le splendide giornate di sole degli ultimi giorni, le gite fuori porta e i pic-nic all’aperto soprattutto in campagna e sui monti propiziati dal lungo ponte del 2 giugno, hanno dato il via all’invasione. Sciami di parassiti sull’Altopiano, ma anche sui Colli Berici, in pianura, in città, dove questi artropodi, parenti stretti di ragni, acari e scorpioni, di dimensioni che vanno da qualche millimetro a circa un centimetro secondo la specie e lo stadio di sviluppo, cominciano ad entrare anche nelle case. Anzi, è proprio il meteo ballerino, fra squarci mattutini di sereno variabile e piovaschi pomeridiani o serali, a moltiplicare la presenza di questi insetti che conficcano i loro artigli sulle braccia, sui fianchi, sulle gambe, sui polpacci, sul collo, sulla testa, sul fondo schiena delle vittime, per lo più giovani, e non mollano più la presa. «Accade sempre in questo periodo - spiega il primario Francesco Corà - . La gente fa le scampagnate, si siede per terra, e le zecche si attaccano dappertutto. Le togliamo con una pinzetta senza lasciare i rostri che potrebbero provocare infezioni. La puntura non fa male, è più il fastidio, ma occorre sempre vigilare perché la zecca può trasmettere malattie che possono apparire anche a distanza di 2-3 settimane». 
Il periodo di rischio va da aprile, dall’inizio di primavera, fino a ottobre-novembre, cioè ad autunno inoltrato, mentre durante l’inverno le zecche per proteggersi dal freddo si mimetizzano negli anfratti dei muri, sotto la vegetazione e i sassi, o si nascondono in profondità sotto terra. È allarme, dunque, per il ritorno in massa di questi ripugnanti mini-vampiri che dal numero delle persone morse fra maggio e gli inizi di giugno fa presagire una ulteriore escalation di casi. La minaccia-zecca si estende. L’encefalite da zecca nel Vicentino non si è ancora vista, ma in provincia di Belluno esistono focolari endemici, e il timore è che sconfini pure da noi. Il problema esiste. Bisogna difendersi. E ci sono raccomandazioni da non dimenticare quando si va a camminare in campagna o in montagna. Il consiglio è di indossare abiti chiari, di utilizzare pantaloni lunghi da infilare dentro i calzini o gli stivali, di usare indumenti stretti attorno a polsi e caviglie, di indossare preferibilmente un cappello, di evitare di sdraiarsi per terra, di non toccare l’erba lungo il margine dei sentieri, di non addentrarsi nelle zone in cui la vegetazione è alta, di controllare al termine della giornata pelle e vestiti. Attenzione anche per chi ha un cane, vittima preferita delle zecche. Meglio trattarlo con sostanze acaro-repellenti. 

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Franco Pepe