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27.06.2020

BpVi «Sorato
veniva in banca
con la pistola»

Una delle ultime udienze del maxi processo sul crac della Banca popolare di Vicenza
Una delle ultime udienze del maxi processo sul crac della Banca popolare di Vicenza

Un clima da fine impero. Un’atmosfera sempre più cupa, impastata di tensione, sfiducia e sospetti, dove i dipendenti sarebbero stati controllati nei loro spostamenti all’interno dei corridoi e il direttore generale girava con una pistola nella sua ventiquattrore. Pure in banca. Nel suo ufficio. Era questo, nella ricostruzione fatta ieri in aula dall’ex vice direttore generale durante la sua lunga testimonianza (che proseguirà anche martedì prossimo), l’ambiente che circondava e impregnava le stanze ovattate dell’ex cattedrale laica di Vicenza: la Banca popolare di via Framarin negli ultimi mesi della sua esistenza.
«A partire da fine ottobre 2014 in banca si respirava sempre più preoccupazione. Il mio rapporto con Sorato (l’ex direttore generale ndr) era ancora più ai minimi termini. Tra l’altro lui aveva anche un i-Pad collegato a un sistema di telecamere interne piazzate al quinto piano che usava per monitorare i nostri spostamenti. Controllava pure quante volte si andava a prendere il caffè. E quando magari ci si recava in bagno, che era a sinistra, nello stesso corridoio in cui si trovava l’ufficio del presidente Zonin, quando si rientrava nel proprio ufficio arrivava la sua telefonata che chiedeva per quale motivo si fosse andati dal presidente. Quando invece si era semplicemente stati in toilette». Ma a rendere ancora più inquietante la ricostruzione dell’ex vice direttore sono un paio di aneddoti che ripercorre sempre riferendosi al suo diretto superiore: «Sorato girava con una pistola in borsa. Una volta ce la fece vedere estraendola dalla valigetta mentre eravamo nel suo ufficio».

Matteo Bernardini
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