Il processo

«Balotelli ora è fregato. Voglio la Ferrari gialla»

Testi di messaggi e trascrizioni di telefonate; foto di profili Instagram, registrazioni e screenshot di Whatsapp. Tutto materiale raccolto dall’ufficio della polizia giudiziaria della procura e che ieri mattina il brigadiere dei carabinieri, Fabrizio Cannata, ha cronologicamente ripercorso durante la sua testimonianza nel processo che vede il legale Roberto Imparato, difeso dall’avvocato Ernesto De Toni, accusato di tentata estorsione nei confronti di Mario Balotelli, ex centravanti, tra le altre, di Inter, Milan, Liverpool, Nizza e della Nazionale, e oggi in forza alla squadra turca dell’Adana Demirspor. Il calciatore, 31 anni, rappresentato dall’avvocato Enrico Baccaro si è costituito parte civile nel procedimento chiedendo a Imparato un risarcimento danni di 150 mila euro.
«Lo abbiamo fregato» «Lo abbiamo fregato: Imparato 1 Balotelli 0. Adesso voglio due Ferrari: una gialle e una blu per te (riferito a una sua interlocutrice ndr)». Sono le parole pronunciate dall’avvocato Imparato e intercettate nel corso delle indagini a suo carico coordinate dalla procura di Vicenza e da quella dei Minori di Venezia. Perché il caso vedeva, inizialmente, SuperMario indagato con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazza vicentina che all’epoca dei fatti contestati aveva 17 anni. Inchiesta che era andata poi in archivio nell’agosto dello scorso anno quando il giudice per l’udienza preliminare di Brescia aveva definitivamente scagionato il centravanti. Cha a quel punto, con i suoi legali, era andato al contrattacco denunciandola minorenne (per cui è aperto il processo davanti al tribunale veneziano) e il suo legale. Che, in base a quanto raccolto dagli investigatori coordinati dal brigadiere Cannata, nelle conversazioni private avrebbe fatto emergere la prova della sua condotta illegale. «Abbiamo fatto cento prove - dice Imparato - la ragazza è un’attrice nata». E ancora «dobbiamo preparare un trappolone (sotteso a Balotelli ndr) per registrarlo». Ma poi è anche la stessa ragazza a dire «l’avvocato (il riferimento sarebbe a Imparato ndr) mi ha detto che devo dire che ho un trauma, che non dormo, che non vado a scuola». A non credere alla giovane era stato anche il gup del tribunale di Brescia, Riccardo Moreschi, quando aveva disposto l’archiviazione di Balotelli per l’accusa di stupro. Nel motivare la sua decisione il magistrato aveva infatti spiegato: «Come evidenziato dal pubblico ministero quanto dichiarato dalla ragazza si rivela scarsamente attendibile già sul piano intrinseco, avuto riguardo all’incoerente condotta che avrebbe tenuto». Per poi aggiungere di come la presunta vittima fosse rimasta «ammaliata dal fascino del noto calciatore, disposta a mentire sulla propria età e ad assumere atteggiamenti provocanti per farsi notare da lui». Spiegando inoltre che «le indagini svolte nel procedimento per tentata estorsione (la ragazza è stata denunciata alla procura dei Minori ndr) hanno consentito di ricostruire la macchinazione ideata dall’avvocato Imparato per trarre profitto dalla vicenda in esame».
L’incontro Quando giocava a Nizza, Mario Balotelli conobbe la vicentina che non aveva ancora compiuto 17 anni. I due si scrissero e si videro in alcune occasioni. Nel dicembre successivo, il calciatore presentò ai carabinieri della procura di Vicenza un’articolata denuncia sostenendo di essere stato ricattato. Aveva spiegato che la ragazzina gli aveva assicurato (mostrandogli la carta d’identità di un’altra) di essere maggiorenne. I due si erano appartati, pare in più di un’occasione. Il tenore dei messaggi aveva poi convinto gli inquirenti che l’attaccante stesse raccontando la verità. Qualche mese dopo, riferì Balotelli, era stato contattato dalla ragazza, che gli spiegava di essere minorenne, e poi dal suo avvocato Roberto Imparato. Gli chiedevano soldi per non denunciarlo. Volevano 100 mila euro per il loro silenzio, ma l’attaccante si rifiutò. Imparato, che era quindi finito sotto inchiesta e poi rinviato a giudizio contattò anche Alfonso Signorini, direttore di “Chi”, con l’obiettivo di vendergli la notizia della relazione tra il centravanti e la ragazzina, ma il giornalista e presentatore si rifiutò. Successivamente, la vicentina sporse denuncia, sostenendo di avere subito violenza sessuale. Ma, come aveva ancora una volta sottolineato il gup bresciano «traspare con immediata evidenza l’infondatezza della notizia di reato, nella misura in cui la giovane ammette di non aver subito la violenza sessuale poi denunciata e spiega di essersi sentita presa in giro da Balotelli». Che a sua volta non ha voluto far passare senza conseguenze il comportamento della giovane tantomeno quello del suo avvocato. Entrambi finiti a processo. Quello contro Imparato proseguirà giovedì 26 maggio. 

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Matteo Bernardini