Vicenza

Aborto e libertà di scelta. Dopo lo striscione, scatta la manifestazione

Gli attivisti di Baba Jaga hanno affisso uno striscione sulle vetrine della sede elettorale di Fratelli d’Italia. Ierardi: «Ora valuteremo se sporgere una denuncia»
Lo striscione affisso sulle vetrine della sede di Fratelli d'Italia
Lo striscione affisso sulle vetrine della sede di Fratelli d'Italia
Lo striscione affisso sulle vetrine della sede di Fratelli d'Italia
Lo striscione affisso sulle vetrine della sede di Fratelli d'Italia

«Siamo furiose» (con lo schwa in coda invece della “e”). È questo lo slogan della manifestazione che sabato, alle 15 con ritrovo all’esedra di Campo Marzo, porterà in piazza l’associazione transfemminista vicentina Baba Jaga e che dovrebbe richiamare molte attiviste e attivisti da tutto il Nord Italia. Una protesta che, come si è capito mercoledì pomeriggio, 28 settembre, ha anche un obiettivo preciso: il prossimo governo che, con ogni probabilità, avrà come guida la segretaria di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ma anche la Regione Veneto. Le attiviste hanno manifestato davanti alla sede elettorale di Fratelli d’Italia in piazza delle Erbe, attaccando uno striscione eloquente sulle vetrine: «Siamo davvero libere di abortire? Vogliamo molto di più dalla 194». E ora il coordinatore provinciale di FdI, Mattia Ierardi, spiega che «valuteremo se sporgere denuncia».

Manifestazione per il diritto all'aborto

«Il 28 settembre - specificano gli attivisti dell’associazione - è la giornata internazionale per il diritto all’aborto libero, sicuro e gratuito. In queste settimane il tema ha nuovamente incendiato le cronache locali e regionali, e nel clima pre-elettorale le dichiarazioni sul tema non hanno tardato ad arrivare. Parlare di aborto e autodeterminazione vuol dire affrontare il tema della salute riproduttiva a 360 gradi: salute ginecologica, accesso alle visite per soggettività trans e non binarie, medicina e salute non di genere, libertà di scelta, strutture sanitarie, obiezione di coscienza, legge 194, accesso all’ivg e tumulazione del materiale del concepimento, tema attualmente al centro del dibattito a mezzo stampa in Veneto». 

La protesta in piazza a Vicenza

Per questo la scelta di scendere in piazza: «Saremo in piazza a Vicenza, a portare nuovamente le nostre voci per le strade, per ribadire che la 194 non ci basta, vogliamo che il diritto alla salute ginecologica sia garantito per tutti e tutte in tutte le strutture ospedaliere e al cui interno non devono entrare associazioni pro vita e obiettori di coscienza». 
Perché proprio a Vicenza? «Siamo in una regione in cui il 75 per cento del personale sanitario è obiettore di coscienza. Ma anche in una regione dove la salute ginecologica non è garantita in tutte le strutture con attrezzature adeguate».

Rischio denunce per il flash mob del 28 settembre

Un passaggio sulla materia funeraria dei feti: «In Veneto, grazie alla modifica della legge regionale 18 in materia funeraria, l'autodeterminazione e la libertà di scelta a seguito di un aborto sono impedite dall’obbligo di tumulazione dei prodotti abortivi o del concepimento». L’associazione attacca il governo regionale: «In una regione governata dalla Lega di Zaia e da Fratelli d’Italia con Donazzan, i diritti delle soggettività non normate, il diritto all’aborto e all’autodeterminazione sono costantemente sotto attacco e vengono eliminati appena se ne ha la possibilità. Il diritto ad abortire non è scontato». La questura monitora la situazione e, visto che il flash mob dell’altro giorno non è stato annunciato, è probabile che ci possano essere conseguenze per manifestazione non autorizzata. 

Valentino Gonzato