L'allarme

Aumentano i casi di anoressia nel Vicentino. «E l'età è sempre più bassa»

La fotografia scattata dal Centro per i disturbi alimentari, associazione Midori, provveditore e San Bortolo. Covid e lockdown hanno peggiorato la situazione.

A Vicenza il mostro invisibile dell'anoressia cattura e divora sempre più vittime. Sono ragazze poco più che bambine, anche 10-11 anni, quelle che al San Bortolo chiedono aiuto alla direttrice Alessandra Sala, ai medici, agli psicologi, agli specialisti del Centro provinciale per i disturbi alimentari. Sono rapite da un'ossessione compulsiva verso il cibo, plagiate da un modello deviato della vita e della società. Vedono in uno specchio che distorce le immagini ciò che appare ai loro occhi mascherati ma che non esiste. Il fantasma dell'anoressia può annidarsi dovunque ma si accanisce soprattutto dove il terreno è più fragile e la resistenza minore. I disturbi alimentari sono l'emersione di ansie, incertezze, di problemi improvvisamente divampati.

Covid e lockdown hanno peggiorato la situazione

Durante i mesi della pandemia le chiamavano le bambine del lockdown. Hanno cominciato a rifiutare il cibo, a rinchiudersi in un metaverso sbagliato quando le case e le città si sono chiuse per arginare i contagi. Il Covid è stata la tempesta perfetta. Ha peggiorato la situazione, dice il provveditore Nicoletta Morbioli: «L'incidenza - dice - è cresciuta del 15%». La paura del virus sconosciuto e letale, le restrizioni da zona rossa, l'incertezza del futuro hanno scatenato crisi adolescenziali sfociate nel digiuno ad oltranza. «Ma il fenomeno - dice la dottoressa Sala - era esploso anche prima. Si abbassa sempre più l'età della sofferenza, ma è nella fascia tra i 14 e 18 anni che dal 2018 abbiamo visto un aumento esponenziale del 100% dei casi». E la tendenza continua ad aumentare.

Il Centro per i disturbi alimentari: i numeri

In Italia questo fenomeno coinvolge 3 milioni di persone, e molti, in un paese spaccato a metà non riescono a trovare un punto di orientamento e sono costretti ad emigrare verso regioni e province più avanzate. Vicenza, per fortuna, è, in questo senso, territorio privilegiato. Grazie alla presenza di un Centro di qualità come quello del San Bortolo, alla spinta tenace di un'associazione straordinaria come Midori che sotto la guida di Antonella Cornale è riuscita in questi anni a smuovere le montagne dell'indifferenza quando il problema era ancora sepolto, e al progressivo coinvolgimento della scuola che ora con il provveditore Morbioli ha trovato ulteriore sensibilità, si è creata una rete attiva che opera in sintonia. Perché c'è molto dare fare per aiutare chi cade nel trabocchetto teso dall'anoressia.

I numeri del Cda di Vicenza danno il senso di un lavoro che sposta sempre più in alto l'asticella. Si viaggia su una media annua assistenziale di 500 pazienti in carico, 250 nuovi casi solo dell'Ulss Berica (e un balzo ancora una volta almeno del 30 per cento in più), 3-4 prime visite la settimana, quasi 5 mila prestazioni per pazienti pure dell'Ulss 7 e di altre province venete, padovane, veronesi, trevigiane. Inoltre, 130 ragazze accolte nei 15 posti del day hospital diurno, 134 ricoveri fra pediatria, dove i 2 posti-letto sono sempre occupati, medicina, psichiatria, e 3 mila giornate di terapie in un letto di ospedale per queste adolescenti smarrite e vulnerabili, ormai gravi o gravissime, che hanno bisogno del sondino gastrico per sopravvivere. Insomma, una valanga che fa paura.

«È una patologia che può diventare cronica - dice lo psicologo del Cda Enrico Ceccato - . La maggior parte di queste ragazze ne esce, ma ci vuole tempo, mesi, anni. Si può anche morire. Per fortuna qui da noi di questi casi estremi non ne abbiamo visti, ma ci sono persone che non guariscono più e devono convivere con l'anoressia. Stiamo seguendo una donna che ha 56 anni e che questa malattia se la porterà sempre con sé. Ne è consapevole ma non ha la forza di superarla».

Franco Pepe

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