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13.07.2020 Tags: Vicenza , Flavia Imbrati , Bar Flavia

Addio a Flavia
una vita dietro
al bancone

Flavia Imbrati, qui con il figlio e il marito, si è spenta a 83 anni
Flavia Imbrati, qui con il figlio e il marito, si è spenta a 83 anni

Bisognava tenere aperto la domenica, che facesse freddo o caldo. L'importante era offrire, soprattutto alle persone sole, un posto in cui stare. Tra una battuta e uno spunciotto, la signora Flavia, che si è spenta nella notte tra venerdì e sabato a 83 anni dopo una vita spesa dietro al bancone del bar che porta ancora il suo nome, aveva un'unica preoccupazione: regalare ai clienti sprazzi di serenità. E così era frequente veder entrare al "Flavia" il muratore, l'imbianchino o il panettiere. Ma anche l'imprenditore e il calciatore ai tempi del Real Vicenza. Flavia Imbrati, originaria di Fimon di Arcugnano, era per tutti "la Flavia". Gentile, sorridente, positiva. La padrona, assieme al marito Giuseppe Comi conosciuto in Piemonte, era lei. Dal lontano 1958 fino al 2018, quando le saracinesche si sono abbassate. Il bar di via Galilei è rimasto com'era. Sempre dei Comi ma in gestione ai Napolitano.

 

Precisa, puntigliosa, attenta. Era così la signora delle memorabili polpette, un'invenzione tutta sua di cui andava fiera. Se n'è andata nella propria casa, circondata dall'affetto dei familiari, i figli Giovanni e Monica, il marito Giuseppe, la nuora Patrizia. «Nel 2017 aveva subìto un intervento che ha segnato l'inizio di un periodo molto difficile - ha spiegato il figlio, passato nel 2001 a gestire il locale con la moglie Patrizia e la sorella, ma sempre con la supervisione della mamma e del papà - fortunatamente non ha sofferto». Un anno molto particolare il 2017. Anche Giovanni Comi aveva dovuto affrontare un grave problema di salute. L'attività del bar non era comunque calata, anzi. Al Flavia non si conoscevano pause. A rendere merito all'instancabile lavoro della famiglia Comi arrivò la consacrazione come bar dell'anno nel concorso promosso da Il Giornale di Vicenza. In occasione della premiazione, la signora Flavia aveva gli occhi che brillavano: in quel premio c'erano tanti anni di sacrifici e passione.

 

«Mia mamma amava il suo bar. Viveva lì, più che a casa - racconta Giovanni Comi -. Le piaceva tenere unite le persone, le aiutava economicamente quando poteva. Andava fiera del locale in cui per anni, fino al 2001, ha lavorato assieme a mio padre che tutti chiamavano "Bepi". Lei, invece, anche in punto di morte, l'ha sempre chiamato Giuseppe. Si è battuta per tenere sempre aperto la domenica, è stata un po' la mamma di tutti». Il funerale mercoledì alle 15 all'abbazia di S. Agostino.

Marta Benedetti
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