L'intervista all'ex sottosegretario

Achille Variati: «Pd, meno post sui social e più presenza in fabbrica»

L'ex sottosegretario Achille Variati commenta l’esito della tornata elettorale
L'ex sottosegretario Achille Variati commenta l’esito della tornata elettorale
L'ex sottosegretario Achille Variati commenta l’esito della tornata elettorale
L'ex sottosegretario Achille Variati commenta l’esito della tornata elettorale
L'ex sottosegretario Achille Variati commenta l’esito della tornata elettorale

Per il Partito democratico è sempre il giorno della marmotta. Si perde un’elezione, si punta il dito sul leader di turno, si invoca una “rifondazione”, si sceglie un nuovo timoniere e lo schema si ripete all’infinito. Ma per Achille Variati, già sindaco di Vicenza, già sottosegretario all’Interno, prossimo europarlamentare, per il Pd questa è l’ultima chance di ritrovare se stesso. 

Intanto vi preparate a sostituire il decimo segretario in 14 anni. Le chiedo: non vi è mai passato per la mente che forse il problema del Pd non sta nel segretario di turno? 
Verissimo. Guai se il mio partito, che esce sconfitto da queste elezioni, credesse ancora una volta che ripensare se stesso significhi solo cambiare segretario, così come Letta ha sostituito Zingaretti e il suo predecessore e così via. Sarebbe il tramonto del Pd. La riflessione vera, cruda, va fatta sulla natura stessa del Pd. Serve un congresso costituente per mettere a fuoco il ruolo del partito, chi vogliamo rappresentare. 

Ecco, chi volete rappresentare esattamente? 
Il fatto stesso che lei mi ponga questa domanda pone il problema in tutta la sua evidenza. A me piacerebbe che la tradizione socialista e quella cattolica popolare, che si sono unite per far nascere il Pd, fossero al centro del dna del partito. Dobbiamo rappresentare chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, ma tenendoci lontani dall’approccio populista e assistenzialista dei Cinque Stelle. Secondo: la parola magica dev’essere “lavoro” e non si può distribuire ricchezza se non si aiuta chi crea ricchezza. Servono radicalità e chiarezza nelle posizioni, non tinte pastello. Persone in difficoltà e mondo produttivo, quindi. 

Entrambe queste categorie hanno votato Fratelli d’Italia. Perché? 
Perché FdI ha sfruttato il fatto di non aver avuto nessuna responsabilità di governo: il messaggio è stato “abbiamo la chiave per risolvere i problemi che gli altri non hanno risolto”. Il Pd invece al governo c’è sempre stato negli ultimi anni, ma senza aver mai vinto un’elezione. 

È una cosa che a lungo andare avete pagato secondo lei? 
Sì e questo io lo ripeto da tempo. Il messaggio che è passato non è stato che il Pd lo ha fatto per senso di responsabilità, è stato che il Pd è attaccato al potere. Dobbiamo imparare a stare all’opposizione, a rispettare il volere dei cittadini. Abbiamo dato l’immagine di un partito lontano dalla gente. Io vorrei un partito i cui rappresentanti facessero meno post sui social dal divano di casa e si facessero vedere ai cancelli delle fabbriche, si facessero vedere tra le persone, mettessero la faccia lì dove ci sono i problemi. Ma, cosa vuole, sono un vecchietto e un po’ romantico. 

Il suo concetto è “ripartire dai territori”: un proposito che si sente evocare, immancabilmente, ad ogni sconfitta del Pd e che mai si realizza. Domanda secca: il Pd è riformabile? 
Adesso avremo la prova del nove. Ma, mentre per la Lega il crollo è irreversibile, perché la decisione di Salvini di trasformarlo in un partito nazionale ha cancellato la sua ragione sociale, io penso che il Pd abbia ancora una possibilità di essere riformato. 

Nel partito, semplificando, ci sono due anime: una riformista e una molto più a sinistra. Esiste davvero il modo di tenerle assieme? 

La sfida è questa: una costituente serve anche per questo motivo, per capire qual è il dna del partito. Anche a costo di perdere qualcuno. 

Una scissione lei la vede probabile? 
Se non si farà una costituente vera e ci si limiterà a scegliere un nuovo segretario, è probabile. 

Rimaniamo sulle ultime elezioni: gli errori principali? 
Non abbiamo scaldato i cuori e non erano chiari i nostri obiettivi. E ancora: è stata sbagliata la demonizzazione degli avversari e ci ha penalizzato il fatto di essere arrivati al voto senza un’alleanza organica. 

La situazione era oggettivamente difficile: con i 5Stelle era impossibile allearsi dopo che si sono resi responsabili della caduta di Draghi e Carlo Calenda ha mandato all’aria l’intesa siglata con voi dopo cinque giorni. Letta poteva gestirla meglio? 
Come ha detto lei la situazione era complessa, Letta ha fatto ciò che poteva e si è mosso con grande impegno in questa campagna elettorale. 

Cinque minuti dopo rispetto all’annuncio di Letta di lasciare, è partita come da costume la rumba delle candidature. 
Come dicevo non ci sarebbe nulla di più sbagliato che limitare la discussione ai nomi. Ritroviamo le nostre radici e poi pensiamo a chi può interpretarle meglio, che secondo me dovrebbe essere una persona che sta nei territori, che parla con i cittadini, che conosce i loro problemi. 

L’identikit porta a un amministratore. Le faccio tre nomi: Stefano Bonaccini, Matteo Ricci, Dario Nardella. 
No, guardi, non le dirò chi preferisco perché cadrei nell’errore che le accennavo poco fa. Dico solo che sono tre buoni nomi, abituati a rispondere direttamente alla persone, i sindaci in particolare, ancora più che i presidenti di Regione. Mentre c’è gente dentro il partito, con ruoli di responsabilità, che non ha mai preso in vita sua un voto dai cittadini. 

Una battuta: non è che rischiate di ritrovarvi Giuseppe Conte capo del Pd? 
Figuriamoci, noi non vogliamo un populista al timone. E questo non è il momento di parlare di alleanze, semmai c’è da capire se a Roma si può creare un dialogo costruttivo tra tutte le forze di opposizione. 

Intanto tra qualche mese si vota a Vicenza…. 
I dati che abbiamo avuto qui ci dicono che Vicenza è contendibile. E adesso è arrivato il momento di metterci la faccia. 

Sarà Giacomo Possamai il candidato? 
Non lo so, ma di certo lui ha tutte le caratteristiche per sfidare il sindaco uscente. 

 

Roberta Labruna