I dati dell'Ulss Berica

A Vicenza un aborto al giorno. È il numero più alto negli ultimi otto anni

Il punto di riferimento per interruzioni volontarie di gravidanza è rimasto a lungo l’ospedale di Noventa Vicentina mentre oggi al San Bortolo di Vicenza lavorano 5 ginecologi che non sono obiettori. Lo scorso anno nell’Ulss 8 Berica si sono contate 327 interruzioni volontarie.
Nel 2021 fra Vicenza, Arzignano e Noventa 327 interruzioni volontarie di gravidanza
Nel 2021 fra Vicenza, Arzignano e Noventa 327 interruzioni volontarie di gravidanza
Nel 2021 fra Vicenza, Arzignano e Noventa 327 interruzioni volontarie di gravidanza
Nel 2021 fra Vicenza, Arzignano e Noventa 327 interruzioni volontarie di gravidanza

Nel 2021, nell’Ulss Berica, fra Vicenza, Arzignano e Noventa, 327 interruzioni volontarie di gravidanza, cioè l’aborto reso legale dalla legge 194 del 1978. È il numero più alto dal 2014 quando il conto finale si chiuse a 293 anche se ancora lontano dalla media costante di 360 aborti l’anno toccata dal 2000 al 2007. Nel 2015 furono 277. Nel 2016 297. E dal 2017 al 2020 la media annuale non è stata mai superiore a 300.

A Vicenza un aborto volontario al giorno

In pratica, togliendo le domeniche (e neppure tutte) è come si facesse un aborto (volontario) al giorno. E se si considera che, sempre in città e nella parte di provincia che spetta all’Ulss 8, soprattutto fra le più giovani, dopo che anni fa è stato cancellato l’obbligo della ricetta, si è moltiplicato l’utilizzo della “pillola del giorno dopo” a scopo abortivo, emerge la dimensione vicentina di un fenomeno che, al di là della normativa da osservare, mantiene ancora non dissolti chiaroscuri. 

Sono 430 gli aborti spontanei nell'Ulss Berica nel 2021

Nell’Ulss Berica ci sono stati, poi, lo scorso anno 430 aborti spontanei, quelli che riguardano la perdita di un feto per cause naturali prima delle 20 settimane di gravidanza. Tutto questo mentre il tema dell’aborto infiamma la campagna elettorale e ripropone un dilemma che continua a dividere drasticamente fra chi vive l’aborto come un problema e chi lo ritiene una scelta dolorosa ma libera e consapevole. 

Al San Bortolo di Vicenza per molti anni tutti i ginecologi sono stati obiettori

Bisogna arrivare a giugno del 2006, ben 28 anni dopo l’introduzione della legge, perché nell’ospedale di viale Rodolfi l’interruzione volontaria di gravidanza come obbligo normativo diventi possibile. E solo perché vennero assunti con un incarico a gettone due liberi professionisti, un ostetrico e un anestesista, che eseguivano l’intervento il sabato mattina.

Per questo il punto-aborti dell’Ulss è rimasto per anni l’ospedale-satellite di Noventa. Oggi le cose sono cambiate. Nell’Ulss operano 5 ginecologi non obiettori tutti dipendenti, e l’azienda non è più costretta a ricorrere a specialisti esterni. 

Le minorenni che sono ricorse all'interruzione volontaria di gravidanza sono il 2%

Tornando alle cifre dello scorso anno c’è una premessa da fare. Non tutte le donne che hanno chiesto e ottenuto l’interruzione volontaria di gravidanza nei termini previsti dalla legge risiedono in città o nei 58 Comuni del territorio di competenza dell’Ulss. Alcune, per ragioni di privacy e di riservatezza, arrivano da fuori, da altre Ulss, da altre province. Inoltre, quasi una su 4 è straniera. Il tasso di abortività più elevato di chi ha fatto ricorso a questo intervento va dai 25 ai 34 anni. Le minorenni sono poco più del 2% in linea con quanto avviene a livello nazionale, e, dunque, con percentuali assai minori rispetto a quanto si registra fra le più giovani negli altri Paesi dell’Europa Occidentale. 

L'aborto in day hospital

Ad eseguire l'intervento chirurgico è il ginecologo assistito da un anestesista. L’intervento è semplice, non richiede particolari attrezzature, e si effettua in day hospital. La donna viene prima sedata dall’anestesista e poi è sottoposta al raschiamento.  Fra preparazione e atto chirurgico tutto dura al massimo una ventina di minuti. Si entra la mattina e si torna a casa il pomeriggio. Le difficoltà non sono di ordine medico, ma organizzativo e logistico, proprio perché si deve conciliare la lista di attesa con il rispetto dei tempi prescritti dalla legge, ma anche con la tutela della privacy della paziente, che va collocata in un ambiente protetto, al riparo da sguardi indiscreti e non voluti. 

La legge 194 sull'aborto

Secondo la legge 194 non si può superare il termine delle 12 settimane per eseguire l’aborto. Le richieste, però, qualche volta giungono a ridosso del limite fissato dalla legge, a 7 settimane l’embrione è già formato, e, quindi, bisogna fare presto per garantire il rispetto dei vincoli normativi, anche se aumenta la percentuale di interventi effettuati precocemente entro le 8 settimane di gestazione, perciò meno esposti a complicanze.

n passato la tendenza per chi aveva preso questa decisione era di andare ad abortire il più lontano possibile dal luogo di residenza. Ora, invece, le vicentine preferiscono andare nei propri ospedali vicino a casa. Per tutte l’obbligo è di seguire la trafila prevista dalla legge, nei passaggi e negli esami preliminari da compiere.

Franco Pepe