Vicenza

A 16 anni mette a segno sette furti negli appartamenti dei vicini: la madre la scopre e la denuncia

La ragazzina aveva portato via alcuni preziosi di valore, ma soprattutto bigiotteria (Archivio)
La ragazzina aveva portato via alcuni preziosi di valore, ma soprattutto bigiotteria (Archivio)
La ragazzina aveva portato via alcuni preziosi di valore, ma soprattutto bigiotteria (Archivio)
La ragazzina aveva portato via alcuni preziosi di valore, ma soprattutto bigiotteria (Archivio)

Il misterioso topo d'appartamento che nell’aprile dello scorso anno aveva colpito in sette appartamenti della stessa palazzina ad Anconetta senza, apparentemente, lasciare segno di scasso, era una ragazzina di 16 anni. Anche lei una condomina. A denunciarla, avvisando vicini e forze dell’ordine, è stata sua mamma, che ha trovato in camera sua, in una scatola, la refurtiva: braccialetti, collane, anelli, orecchini d’oro e diversa bigiotteria. Chissà se pensava di vendere i preziosi, o di indossarli quando le acque si fossero calmate. In ogni caso, è stata segnalata alla procura per i minorenni di Venezia per i diversi casi di furto aggravato.
I fatti contestati risalgono al lockdown dello scorso anno, quando fra la metà marzo e l’inizio di maggio quasi tutti rimanemmo chiusi in casa. Così accadde anche a G. A., 16 anni, studentessa delle superiori, e ai condomini del suo complesso, che ospita una dozzina di appartamenti. In quelle settimane nel suo condominio avvennero una serie di misteriosi furtarelli. A dare l’allarme per prima fu la famiglia Caregnato: da un comodino, in camera da letto, erano spariti alcuni anelli d’oro. Chi poteva essere stato, visto che i proprietari erano usciti di casa di rado, e per poche decine di minuti? Fu così che anche dalla famiglia Guglielmi si precisò che pure a loro erano sparite delle collanine. «Non siamo sicuri, ma mettendo in ordine non le abbiamo più trovate». Nei giorni seguenti fu uno stillicidio di segnalazioni, che portarono alcune vittime a sporgere denuncia e che fecero parlare molti i residenti del palazzo, che in quel periodo si frequentarono come non mai, fra scale, androne e giardino comune, mantenendo le distanze. A tutti furono portati via accessori, di valore o meno; fra le famiglia colpite anche Negrello e Pavic. In totale, gli appartamenti visitati furono sette. 

Diversi condomini ipotizzarono che ad entrare negli appartamenti degli altri fosse stato un residente del palazzo. Troppe le coincidenze. Nessuno, però, aveva sospettato della studentessa, fino a quando sua madre non trovò, nascosta, una scatola porta-gioie con diversi gioielli che non erano di sua figlia. Riconobbe il braccialetto di una pensionata, e comprese che cosa era accaduto. Prese da parte la ragazza, che immediatamente confessò. Quindi la madre la accompagnò, casa per casa, a restituire il maltolto e a chiedere scusa. Alcune denunce, non tutte, vennero poi ritirate. 

Ma come aveva fatto la giovane a entrare in casa d’altri proprio in quelle settimane in cui nessuno si muoveva? G. A. aveva scoperto, tempo prima, che le porte blindate degli appartamenti del suo palazzo si possono aprire semplicemente utilizzando una tessera magnetica; un trucchetto che avevano usato in tanti, quando si erano involontariamente chiusi fuori di casa. Lei, quindi, si sarebbe armata di una card e, quando sapeva che i vicini uscivano (per fare la spesa, per portare a spasso il cane, o anche semplicemente per stare in giardino), entrava in azione e nel giro di pochi minuti faceva razzia. Non sarebbero emerse le ragioni di quel comportamento: la sua famiglia non avrebbe particolari problemi economici. Avrebbe scelto di indossare le vesti del topo di appartamento forse per sfidare la noia della chiusura in casa e della didattica a distanza, o per provare una nuova emozione. Va detto che complessivamente il valore economico della refurtiva è modesto; maggiore, in alcuni casi, quello affettivo. Gli ori sono stati tutti restituiti. 

 

Diego Neri

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