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04.04.2019

«Una nuova città sociale Politiche per la terza età e scuole di eccellenza»

Una panoramica di Valdagno: la città è uscita dalla crisi del tessile e ora sta ridisegnando la sua identità
Una panoramica di Valdagno: la città è uscita dalla crisi del tessile e ora sta ridisegnando la sua identità

Anziani e giovani le due facce di una città che per stare al passo deve adeguarsi ai loro bisogni. Al forum verso le elezioni amministrative de Il Giornale di Vicenza, organizzato nella sede valdagnese di Confartigianato, a parlare ci sono anche i numeri. Valdagno è una delle città più vecchie del Veneto con 2.300 residenti ultra settantenni soli ed un indice di vecchiaia pari a 216 contro il 154 della media provinciale. Ma è anche la città con l’asilo nido più antico d’Italia, fondato nel 1936, che nel 2007 contava 90 bambini in lista d’attesa. Ora di quella lista esiste solo il ricordo e la scuola per l’infanzia è passata dai 147 iscritti agli 85 attuali. E se con la Città dell’Armonia degli anni Trenta si era riusciti a leggere ed interpretare i bisogni degli abitanti, oggi «gli amministratori devono sforzarsi di leggere le nuove esigenze, perché un territorio ricco di frazioni e di edifici datati rischia di diventare una delle più grandi prigioni del Veneto». A lanciare l’allarme ed indicare una chiave di lettura per una nuova città sociale è Roberto Volpe, amministratore delegato della Fondazione Marzotto con 3 strutture per anziani, un nido e una scuola dell’infanzia. «Mancano operatori socio-sanitari ed infermieri e, in questo momento, vi è una totale disattenzione nel costruire forza lavoro. Non si è riusciti a monitorare i flussi occupazionali e sono costretto ad andare in Romania per cercare personale. Invece bisognerebbe investire in questo settore con borse di studio per chi intraprende corsi di specializzazione, mettere in campo una politica territoriale, studiare politiche di orientamento verso scuole che diano la possibilità di continuare a vivere a Valdagno rispondendo alla domanda di professionalità di enti e aziende, creando anche nuovi percorsi di studio». Ed ecco che le generazioni si intrecciano nel quadro del futuro della città che ha dato i natali a Gaetano Marzotto la cui visione sociale è ancora tanto attuale, secondo Volpe, da poter essere la prefazione del piano socio sanitario veneto. Puntare sui giovani, la formazione e il lavoro potrebbe essere la chiave di volta, anche in virtù di una ripresa economica e occupazionale dopo la crisi del tessile. «Mancano i tecnici e occorre rinsaldare il rapporto tra chi amministra e le scuole - puntualizza Lorenzo Venegoni, delegato del raggruppamento Ovest di Confindustria Vicenza -. È necessario colmare la mancanza di preparazione e creare una connessione stabile con le scuole, una contaminazione con istituti esteri permanente per far crescere figure adatte all’industria. Le aziende devono aprirsi alle attività scolastiche e tutti gli attori devono indagare su cosa servirà tra 10-15 anni per non essere presi in contropiede». Dal tavolo di discussione, in cui si è parlato anche delle opportunità di sviluppo in una visione di area vasta, esce la proposta di un istituto tecnico superiore. «Potrebbe essere un percorso post-diploma che si aggancia alla moda e alla ricerca di tessuti innovativi - spiega Eleonora Schiavo, dirigente scolastico del comprensivo “Valdagno 2” -. Occorre iniziare le attività di orientamento dalle scuole dell’infanzia e, a tutti i livelli di istruzione, fare lavorare i ragazzi in squadra con le nuove tecnologie e con interscambi continui». E in una città che invecchia, ci sono anche le scuole che mostrano i segni dell’età: «Si soffre la carenza di palestre», aggiunge Schiavo. E non è un caso che il Comune stia investendo su questo. La dirigente sottolinea che sarebbero preferibili «palestre interne agli istituti per evitare gli spostamenti». Anche molti edifici sono datati: alla media Garbin e all’elementare Manzoni sotto il pavimento di linoleum c’è ancora l’amianto. In questi anni gli interventi di risanamento non sono mancati, ma sono stati a singhiozzo. Anche alcuni plessi periferici sono obsoleti come la scuola per l’infanzia a Castelvecchio, dove manca la connettività creando intoppi alla didattica». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Veronica Molinari
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