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26.02.2019

«Maxi-bonifica Miteni, serve un piano»

L’ingresso della Miteni: ora il Comune chiede alla Regione uno studio sulla bonifica del sitoUno scorcio dello stabilimento
L’ingresso della Miteni: ora il Comune chiede alla Regione uno studio sulla bonifica del sitoUno scorcio dello stabilimento

Bonifica Miteni, serve un piano. Anche per sapere quanto costerà. Al momento non ci sono calcoli ma è scontato che la spesa sarà multi milionaria: da stabilire con quante cifre. Sicuramente ben oltre quanto aveva previsto il piano che lo scorso settembre la Miteni aveva fatto pervenire ad Arpav per il quale erano stati quantificati “solo” alcuni milioni. E a farsene carico non può che essere la Regione. APPELLO ALLA REGIONE. Il Comune di Trissino, che ovviamente non dispone di cifre tali da potersi occupare della bonifica del sito dopo l’inquinamento da Pfas, ieri ha riunito la Conferenza dei Servizi (presenti Regione, Provincia, Ulss, Arpav, Genio Civile e il curatore fallimentare dell’azienda chimica) per incanalare il problema verso una soluzione. «Ovvio che non può - chiarisce l’assessore all’ambiente Gianpietro Ramina - farsene carico il nostro Comune. La riunione si è conclusa con l’invito alla Regione, accolto dal suo rappresentante, di commissionare uno studio che quantifichi e chiarisca le operazioni da effettuare per bonificare il sito. La nostra priorità è quella della completa messa in sicurezza e del potenziamento della barriera idraulica che, come riferito da Arpav, non è ancora completamente impermeabile. E qui sappiamo che il costo annuo si aggirerà tra 1 e 1,5 milioni di euro». LA DISMISSIONE. Al momento nello stabilimento sono stati svuotati i serbatoi contenenti le sostanze chimiche più pericolose, quelle altamente tossiche per le quali l'impianto è sottoposto ai rigidi controlli della legge Seveso, vale a dire acido nitrico, acido fluoridrico e cloro. «Ma ci sono anche altre sostanze - aggiunge Ramina – da portare via. Poi bisognerà passare allo smantellamento degli impianti, un’operazione da eseguire con cautela in quanto il curatore spera di ricavare qualcosa dalla vendita delle loro parti. Infine bisognerà capire cosa possa nascondere il sottosuolo». Ricapitolando, un lavoraccio che di certo richiederà tempi non brevi e che per questo l’amministrazione comunale trissinese cerca di accelerare l’iter. CACCIA AI FINANZIAMENTI. Completati gli studi e quantificata la cifra, partirà la caccia al finanziamento. Una parte, come detto, potrebbe arrivare dalla vendita di parte degli impianti dopo che invece è sfumata la possibilità di lavorare le sostanze ancora presenti nello stabilimento per poi rivenderle. Probabile anche che si bussi alle porte dei ministeri a Roma. Nel frattempo la Regione ha già fatto richiesta alla sezione Fallimentare del Tribunale di Vicenza di essere inserita al passivo del fallimento della Miteni Spa per un totale di circa 5 milioni per una serie di spese sostenute a seguito dell’inquinamento da Pfas per gli interventi strutturali in opere idrogeologiche. Si tratta di una prima richiesta per alcune voci di pronta liquidabilità alla quale ne seguirà una seconda - ha fatto sapere l’Avvocatura regionale - con la quantificazione di tutta una serie di altri crediti, che sono in fase di contabilizzazione, tra cui gli oneri straordinari sostenuti per la prevenzione e la profilassi sanitaria. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giorgio Zordan
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