CHIUDI
CHIUDI

21.01.2018

Mamme anti Pfas «No ai trionfalismi Servono controlli»

Alcuni dei partecipanti alla manifestazione organizzata a Sarego dalle Mamme No Pfas. MASSIGNANTra i cartelli anche alcuni valori di Pfas emersi dagli esami. MASSIGNAN
Alcuni dei partecipanti alla manifestazione organizzata a Sarego dalle Mamme No Pfas. MASSIGNANTra i cartelli anche alcuni valori di Pfas emersi dagli esami. MASSIGNAN

Lino Zonin «No filtri. Sì fonti pulite». Le Mamme no Pfas scandiscono il loro slogan nella piazza del municipio di Sarego mentre le auto lungo la provinciale rallentano per gettare uno sguardo sul colorato sit-in. Non sono in tantissime - circa un centinaio - ma lo spirito combattivo è quello di sempre. Oltre agli attivisti del gruppo di Sarego sono presenti i rappresentanti di molti comuni del circondario, sia vicentini che delle provincie di Verona e Padova, uniti nel comune obiettivo di risvegliare le coscienze, che negli ultimi tempi vedono un po’ assopite. Cercano di farlo con la loro attiva presenza ed esponendo cartelli nei quali si riassume il senso della protesta e si chiedono interventi. C’è anche un motivo legato all’attualità che accende l’animo dei manifestanti: la richiesta presentata al Tar dalla Miteni di Trissino di riconoscere quasi cento milioni di euro di danni, subiti e futuri, per compensare gli oneri da sostenere e le perdite di fatturato legati alla questione Pfas e alle verifiche e caratterizzazioni necessarie. I rappresentanti dei comitati considerano il gesto una provocazione e annunciano nuove iniziative davanti ai cancelli della ditta. L’azienda Miteni, dal canto suo, precisa che «il ricorso al Tar non è una richiesta di danni subiti, ma la quantificazione di costi se venisse attuato da qui al 2035 il piano di caratterizzazione indicato dalla conferenza di servizi» . Tra i presenti in piazza anche il sindaco di Sarego Roberto Castiglion. «Oggi a Sarego la quota di Pfas nell’acqua pubblica, rilevata dal sito “analisipfas.it”, è definita “nq”, non quantificabile e quindi inferiore ai limiti di legge - spiega - ciò non significa purtroppo che la questione sia definitivamente risolta, anzi è necessario da parte di tutti non abbassare la guardia. I filtri non possono che essere un rimedio tampone, in attesa dell’allacciamento a fonti non contaminate. A Roma si discute, ma non si decide. A seguito delle continue pressioni dei sindaci e dei comitati sono stati inviati nella zona contaminata esperti per valutare la situazione. Dichiarando lo stato di emergenza forse gli 80 milioni di euro per il nuovo approvvigionamento comincerebbero a muoversi». A preoccupare è anche una nuova questione. «Alcune aziende della zona - sostengono le Mamme no Pfas - usano nel ciclo produttivo acqua ricavata dai pozzi privati ed emettono in atmosfera una grande quantità di vapore acqueo. Vogliamo essere certi che questo non produca un effetto aerosol con emissione di sostanze pericolose». Dalla Regione la replica: «Non c’è acqua più sicura come quella della zona rossa. I consigli di bacino dei sindaci hanno dato chiare indicazioni agli enti gestori: zero Pfas». Lo afferma Nicola Dell’Acqua, coordinatore regionale ambiente e salute Pfas». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lino Zonin
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1