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20.10.2019

Oltre 500 «sì» al sistema Sprar

Lo Sprar prevede lavori sociali
Lo Sprar prevede lavori sociali

Sono oltre 500 le firme ad oggi che sono state raccolte dai capigruppo di minoranza Luca Antoniazzi, Sonia Benetti e Andrea Checchetto, rispettivamente di “Insieme per Recoaro”, “Recoaro cambia!” e “Recoaro Civica”, per la richiesta di revoca della delibera di giunta che ha fatto uscire il Comune di Recoaro dal progetto Sprar per l’accoglienza di richiedenti asilo, condiviso con Valdagno. Un numero destinato a salire perché il conteggio è in fase di elaborazione e ci sono moduli che i promotori devono ritirare in alcune contrade e locali pubblici. Oltre ai singoli cittadini si aggiungono le firme di realtà importanti del paese tra le quali spiccano l’Unità Pastorale, l’Anpi, la Caritas, gli Amici d’Argento e i “Cittadini spontanei e attivi”. L’altra sera al teatro comunale l’opposizione ha ribadito le ragioni della mobilitazione: «La scelta della maggioranza è frutto di una politica partitica che guarda agli ordini che giungono dall’alto e non al bene del paese». Il riferimento è alla Lega. «Lo Sprar è un sistema che garantisce una vera integrazione e ha funzionato. A Recoaro le due famiglie ospitate si sono integrate e i capifamiglia hanno trovato lavoro. Inoltre il sistema scongiura il pericolo che possa sorgere un Cas, un centro di accoglienza straordinaria che prevede numeri di migranti ben più alti». Altro problema toccato dalle opposizioni è il rapporto con i comuni vicini: «Recoaro ha lasciato Valdagno che è capofila del progetto e si sta guardando attorno per cercare un altro comune che possa sostituire il nostro nel progetto. Sembra si sia già fatto avanti Dueville. Non c’è tempo da perdere». Infine sottolineano: «Un sindaco che si è occupato di cooperazione internazionale non può essere ricordato per aver abolito lo Sprar, strumento che aveva trovato unito tutto il passato consiglio comunale». Tra i presenti in sala c’è stato chi ha ricordato che Recoaro è un paese nel quale ci sono state tante adozioni, alcune anche a distanza, perché il cittadino è accogliente». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

L.CRI.
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