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24.08.2019

Dal karaoke ai teatri Usa Giulia intona il successo

Giulia Ethel Tomasi ha costruito il suo successo negli Stati Uniti.  L.CRI.
Giulia Ethel Tomasi ha costruito il suo successo negli Stati Uniti. L.CRI.

Dal karaoke ai grandi teatri americani. Ne è passata di acqua sotto i ponti dall’unica volta che Giulia Ethel Tomasi ha cantato nel suo paese, Recoaro Terme. Erano gli anni ’90 e il programma televisivo condotto da un giovane Fiorello girava l’Italia riempiendo le piazze. Giulia, ai tempi studentessa del liceo “Trissino” di Valdagno, si fece notare intonando la canzone What’s Up. La Tomasi ha poi cominciato a studiare musica ma contemporaneamente ha concluso gli studi e si è laureata a Verona in Scienze dell’educazione. «Sul più bello però ha prevalso la passione - racconta con soddisfazione -. A un esame dalla laurea durante un viaggio in Australia ho capito che il mio futuro era la musica proprio mentre seguivo “Le vie dei canti” sulle orme del romanzo di Bruce Chatwin, ambientato in quel grande paese e sulla tradizione aborigena dei canti rituali». Da lì Giulia ha messo tutte le energie per trasformare in realtà il suo sogno di bambina: fare la cantante e vivere sul palcoscenico. Il primo passo è stato quello di frequentare il “Saint Louis College of Music” di Roma. Passa una decina d’anni tra concerti, programmi tv, manifestazioni e musica dal vivo in Italia. Poi il grande salto negli Usa dove all’inizio collabora con un gruppo gospel scrivendo anche delle canzoni. Prima Chicago, poi New York, infine Los Angeles. Giulia comincia a studiare anche musicoterapia «perché la musica è una medicina per l’anima». Nel frattempo continua a fare serate, insegna e collabora con la comunità italiana. Nel suo curriculum spicca anche un’originale esperienza in Cina dove tiene delle lezioni sui suoni della musica occidentale e sulla vocalità sia per alunni che per docenti all’ “Università della musica contemporanea” di Pechino: «Credo nello scambio culturale, la musica è comunicazione tra persone. Inoltre in questo modo si impara molto di più della propria cultura, quando sei all’estero riscopri le tue origini. Vivere ai Bonomini -prosegue- era difficile per fare musica ma adesso ho imparato ad apprezzare i luoghi della mia gioventù, nessun posto deve costituire un limite. Anzi, devo molto a Recoaro. Si dice che il posto dove si nasce influenzi la tua voce e tra le Piccole Dolomiti la mia non poteva che essere alta, infatti sono un soprano lirico». Affermarsi negli Usa non è stato semplice: «Ho fatto gavetta cantando in posti improbabili, in hotel e ristoranti, a matrimoni e funerali. I miei genitori mi chiedevano se ero sicura della mia scelta ma si sono fidati di me e io non ho mai smesso di crederci». Nel suo repertorio spazia dalla musica da film al pop, dalla lirica alla musica d’autore italiana. Ora a 43 anni canta spesso come solista con l’orchestra dal vivo in teatri prestigiosi e si sta anche impegnando per diventare autrice delle sue canzoni. La persona rimane quella semplice di un tempo: «Mi toccano di più le parole della gente, chi ti dice che il tuo canto gli ha cambiato la giornata o anche chi assiste solo alle prove e ti fa dei complimenti sinceri». Tra i tanti aneddoti della sua vita americana ama ricordare episodi semplici ma che l’hanno davvero colpita: «Una volta dopo un concerto un signore italo-americano mi chiese se conoscevo la canzone “Quel mazzolin di fiori” e se potevo cantargliela. Durante l’esecuzione si è commosso e non smetteva più di piangere». Un altro fatto singolare le è successo in un parcheggio: «Una signora mi disse: pregherò per la tua voce, devi cantare. Rimasi di stucco perché non l’avevo mai vista prima». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Cristina
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