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15.04.2019

Ciarrapico, le acque, il cubo Un’eredità lunga trent’anni

Il “cubo” realizzato durante gli anni di Ciarrapico alla Recoaro
Il “cubo” realizzato durante gli anni di Ciarrapico alla Recoaro

Quando il “re delle acque minerali” con la società Italfin’ 80 stava facendo incetta di aziende del settore, dalla Fiuggi alla Pejo, arrivò a Recoaro e portò con sé un carico di grandi attese, poi deluse, per un potenziamento dello stabilimento nel quale veniva imbottigliata l’acqua e le bibite a marchio Recoaro: gingerino, acqua brillante, chinotto, aranciata. L’album dei ricordi è tornato ad aprirsi ieri quando è giunta notizia della morte del “re”, al secolo Giuseppe Ciarrapico. Aveva 85 anni. L’imprenditore, che è stato anche editore e senatore del Popolo della Libertà, aveva guidato le acque minerali di Recoaro dal giugno del 1986 fino all’agosto del 1992 per poi cederle alla Garma di Raul Gardini e Giulio Malgara. L’inizio dell’avventura recoarese era stato un po’ turbolento visto che Ciarrapico aveva partecipato all'asta indetta dall’Efim per la vendita della Recoaro con 18 miliardi di lire. Sette miliardi in più erano stati offerti dalla Crodo che però era controllata da capitale straniero, l’olandese Bols, il cui ricorso al Tar era stato però respinto. Ciarrapico diventava in questo modo il leader assoluto sul mercato italiano nel settore delle acque e bevande minerali. Italfin' 80 aveva raggiunto un fatturato globale di circa 300 miliardi di lire. Le aspettative e le speranze erano enormi mentre a una trentina d’anni di distanza quello che rimane di quel periodo è un’opera che deturpa l’ingresso del paese nascondendo lo splendido paesaggio con la vista delle montagne: il cubo, manufatto in cemento alle porte del paese. Anche sotto l’aspetto occupazionale i ricordi dell’era Ciarrapico non sono migliori visto che lo stabilimento attraversò una crisi continua che portò alla perdita di posti di lavoro. Uno dei testimoni di quella esperienza è Franco Viero, all’epoca vicesindaco, che tratteggia quegli anni: «Tenendo conto del personaggio, c’erano aspettative enormi anche perché era collegato a Giulio Andreotti. Quindi le prospettive erano quelle di grandi investimenti che non ci sono mai stati. La gestione dell’azienda da parastatale passava a privata ma con Ciarrapico risentiva molto dei legami con la politica e non ci fu quello stacco auspicato. Ciarrapico non ha lasciato in una buona condizione lo stabilimento. Inoltre - prosegue Viero- ha realizzato l’opera che si trova all’inizio del paese e rappresenta uno scempio paesaggistico: il cubo. Sfruttando un buco legislativo nel piano regolatore di alcuni mesi riuscì a presentare il progetto di quello che doveva essere un grande magazzino e di fatto è stato sempre un cubo vuoto. Come cosa positiva ricordo che acquistò un macchinario per l’imbottigliamento che è stato usato fino a qualche anno fa». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Cristina
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