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03.04.2019

Padoan
questa sera
a palazzo Festari

Pier Carlo Padoan
Pier Carlo Padoan

Questa sera alle 20.30 a Valdagno a palazzo Festari Pier Carlo Padoan in conversazione con Dino Pesole. 

L’11 aprile del 2017 l’allora ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan durante il convegno inaugurale del Salone del Risparmio di Milano disse: «Il governo si è mosso dal 2014 nella consapevolezza di dover camminare verso un sentiero stretto, da una parte un debito cresciuto negli anni fino ad oltre il 130%, che richiedeva di essere stabilizzato – ed è stato stabilizzato attraverso un percorso di contenimento del deficit – ; dall’altra l’esigenza di una politica di stimolo all’economia reale che ha subito le conseguenze di una doppia recessione, profonda e prolungata. I progressi compiuti muovendosi su questo sentiero stretto sono incoraggianti e confermano che non esistono scorciatoie rispetto alla strategia intrapresa, a maggior ragione in una fase in cui rimane elevata l’incertezza politica a livello globale e non solo».

Una metafora, quella del “sentiero stretto”, così efficace da diventare il titolo del libro-intervista con Dino Pesole edito da il Mulino. Padoan tratteggia i quattro anni da ministro dell’Economia prima con il Governo Renzi e poi con il Governo Gentiloni; fa un bilancio della sua esperienza e rivendica i risultati positivi ottenuti: dalla riduzione del debito, alla gestione della crisi bancaria, alla creazione di più di un milioni di posti di lavoro, fino all’aver ottenuto maggiori margini di flessibilità dall’Europa. Nonostante l’orgoglio di aver tirato fuori il Paese dalla crisi e di averlo incamminato verso la crescita, seppur più lenta rispetto ad altri stati europei, non mancano argomenti di autocritica rispetto all’azione di governo, per esempio sulla riforma della Pubblica Amministrazione e quella della “Buona Scuola”. E allora perché il centrosinistra ha perso le elezioni del 4 marzo? Padoan individua le ragioni della sconfitta, oltre che in alcuni errori: per esempio non aver saputo comprendere quelle che sono, a torto o a ragione, diventate le priorità degli italiani, vedi sicurezza e contenimento dell’immigrazione, anche nella difficoltà insita di chi intraprende la strada riformista di svolgere una buona comunicazione. Infatti persino la più grande riforma non si traduce immediatamente in un beneficio percepibile dal cittadino. Ci vorrebbe pazienza, ma questa è una qualità ormai rara in un paese in perenne campagna elettorale.

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