mercoledì, 22 gennaio 2020
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16.03.2012

Il Chinotto torna a Recoaro e Perlotto pensa “vintage”

Una bottiglia di Chinotto
Una bottiglia di Chinotto

Un rilancio “vintage” per Recoaro. Un'idea che non avrebbe bisogno di grandi progetti nè di improbabili investimenti a sei zeri. Quasi un pensiero fisso per Franco Perlotto, da quando ha fatto un sopralluogo con il pubblicitario Emilio Haimann e si è sentito dire che l'idea nuova per Recoaro potrebbe essere quella di ricreare un'ambientazione anni Venti.
E quel chiodo fisso ha ripreso a martellare da quando gli è giunta voce che proprio in questi giorni a Recoaro la San Pellegrino ha ripreso la produzione del Chinotto, un prodotto storico, legato al territorio, su cui l'azienda fa affidamento per un grande rilancio. Un sincronismo che al sindaco non sembra casuale. Non importa se davanti c'è lo scoglio dell'approvazione del bilancio e senza una maggioranza potrebbe essere un problema. Adesso che la temperatura comincia a farsi più mite e si pensa alla nuova stagione turistica, il sindaco si guarda intorno e gioca la sua carta. «Più che un asso nella manica - ammette Perlotto - il mio è quasi un grido di rabbia: penso che ci vorrebbe così poco e invece mi rendo conto che niente si muove».
È così difficile lavorare per Recoaro?
«Difficile? Vorrei dire impossibile. Ho chiesto alla Regione di poter gestire le fonti laterali. Mi hanno risposto di no, perché alcuni albergatori si sono opposti. Si possono avere tutte le migliori idee del mondo, ma quando tutti sono contro tutti realizzarle diventa semplicemente impossibile».
E questa idea del parco tematico?
«Gli albergatori mi hanno guardato come se fossi un marziano. Eppure Recoaro è già vintage. Non solo i ricordi, ma anche le atmosfere, alcuni edifici liberty, tutto richiama il passato, solo che invece di limitarsi a rimpiangerlo bisognerebbe valorizzare quello che è rimasto».
Come?
«L'osservatorio permanente sul turismo dice che il 40% dei gusti  è rivolto verso la natura e l'ambiente e il 4-5% verso i luoghi del benessere. Recoaro ha entrambi».
Sì, ma i dati dicono che il turismo è calato a picco.
«Certo, perché si è puntato solo sulle terme, invece noi abbiamo l'ambiente, lo sport, la cucina. Chi viene a Recoaro si innamora dell'atmosfera, c'è chi rimane affascinato da villa Tonello, e se non stiamo attenti rischia di cadere a pezzi. Si potrebbero creare dei negozi dove vendere i cappellini e gli ombrelli di un tempo. Ci vorrebbe così poco. Per fortuna la Sanpellegrino l'ha capito: loro sono già in quest'ottica. Vintage può essere anche il recupero di un prodotto. M.L.D.

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