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05.10.2019

Migranti, doppio appello «Recoaro resti in Sprar»

Il sistema Sprar prevede anche lavori socialmente utili.  ARCHIVIO
Il sistema Sprar prevede anche lavori socialmente utili. ARCHIVIO

Una raccolta firme a Recoaro, una mobilitazione politica a Valdagno. L’uscita dallo Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, da parte del Comune di Recoaro scatena una doppia reazione volta a far rivedere la decisione presa. Nel paese delle terme, le minoranze con i capigruppo Luca Antoniazzi di “Insieme per Recoaro”, Sonia Benetti di “Recoaro cambia!” e Andrea Checchetto di “Recoaro civica” si oppongono fermamente alla decisione e ad appoggiarli ci sono associazioni quali la Caritas e l’Anpi e partiti come il Pd. A Valdagno, intanto, la maggioranza che sostiene il sindaco Giancarlo Acerbi lancia un appello affinché Recoaro rientri nel sistema Sprar avviato insieme con la città laniera nel 2017. RECOARO. «La revoca dello Sprar è un affronto alla comunità recoarese - affermano i capigruppo recoaresi Antoniazzi, Benetti e Checchetto - che è sempre stata abituata ad accogliere il “foresto”. La delibera votata crea problemi pratici con i Comuni limitrofi con i quali dobbiamo collaborare, in questo caso Valdagno». I tre esponenti osservano: «Con il ritorno allo Sprar vogliamo evitare che Recoaro possa diventare sede di un Cas, centro di accoglienza straordinario, visto che il paese è facile da controllare territorialmente e pieno di alberghi sfitti». Dura la presa di posizione contro Branco: «È il fallimento di un sindaco che, dopo aver lavorato nella cooperazione internazionale conoscendo la realtà di profughi e perseguitati politici, rinnega sé stesso per una scelta politica e di poltrona». Antoniazzi va oltre: «Branco ha l’opportunità di riscattarsi e di staccare la spina a questa giunta che lo tiene in ostaggio». Anche Checchetto sottolinea: «Sono convinto che il sindaco abbia una coscienza diversa ma è l’ennesimo tentativo di salvare una poltrona e una coalizione che di civico ha ben poco». La raccolta firme sarà attiva da oggi con un gazebo in via Lelia e giovedì mattina, giorno di mercato. I NUMERI. Il costo complessivo a carico dei due Comuni è di 28 mila euro, parametrati al numero di richiedenti asilo che ciascun Comune accoglie (quindi con una maggiore quota a carico di Valdagno). Per Recoaro, che accoglie una decine di persone, sono 6 mila euro circa. VALDAGNO. Dalla città laniera intanto si alza un appello rivolto a Branco: «Siamo molto dispiaciuti della decisione del Comune di Recoaro Terme di abbandonare il progetto “Siproimi”, Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati. Il progetto di accoglienza diffusa era stato costruito con impegno e in modo congiunto dal 2017, raggiungendo gli obiettivi auspicati con l'inserimento lavorativo del 100% dei capifamiglia o singoli ospiti». L'adesione alla rete Sprar «aveva ed ha importanti vantaggi - sottolineano i gruppi valdagnesi -: controllo da parte del Comune sulla gestione dei fondi destinati all'accoglienza e selezione dell’ente gestore; accoglienza diffusa; numeri certi, con la clausola di salvaguardia che impone un tetto massimo di 3 rifugiati ogni 1.000 abitanti e l'esenzione da ulteriori forme di accoglienza; impiego in lavori socialmente utili regolamentato da specifici progetti costruiti su ciascuna persona inserita nel Sistema; integrazione concreta». «Auspichiamo - conclude la maggioranza consiliare valdagnese - che il Comune possa ripensarci, proseguendo le preziose sinergie in essere da sempre tra i nostri due Comuni». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Cristina
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