L'emergenza

La Valle dell’Agno focolaio del contagio. «Serve prudenza»

La Valle dell’Agno focolaio del contagio. 

Da ottobre a marzo, durante la seconda ondata, e adesso, in questa più lenta ma lunga ed estenuante terza ondata, il 70% dei contagi arriva sempre da quella lingua di terra che da Recoaro va a Trissino poi ad Arzignano e a Montecchio per finire giù a Lonigo. Anche oggi 70 dei 100 nuovi casi quotidiani scoperti dai tamponi dell’Ulss Berica vengono dall’ovest, da una zona che finora è stata la più bersagliata dalla pandemia. Cluster a ripetizione. Intere famiglie che si infettano. Ricoveri che si susseguono. E, purtroppo, tanti morti. Difficile trovare una spiegazione, anche se, spesso, sono i comportamenti individuali, le regole disattese, a innescare la tempesta virale perfetta, a causare un violento cortocircuito di contagi.

«Bisogna essere estremamente attenti -ammonisce il primario di malattie infettive del San Bortolo Vinicio Manfrin, un esperto sempre in prima linea che di virus ed epidemie sa certamente di più dei soliti e noti virologi che ogni sera duellano nei salotti televisivi – perché si rischia di buttare via la libertà riconquistata da poco. Se i numeri ricominciano a risalire si dovrà richiudere tutto di nuovo».

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