Valdagno

L'immunologo Mantovani: «Covid, dopo un anno protetti dalla scienza»

Due novembre 2020: 222 valdagnesi positivi al coronavirus, 9 ricoverati. Due novembre 2021: 9 positivi, 0 ricoverati. Quando il sindaco Giancarlo Acerbi espone i dati, la sala Soster di palazzo Festari a Valdagno si scioglie in un applauso, di sollievo soprattutto, ma anche di speranza e di fiducia nella scienza.
La fedeltà ai dati rimane la strada maestra indicata da quel maestro severo e brutale che è, da 20 mesi a questa parte, il SarsCov2 secondo la definizione di Giulio Nardon, tra gli organizzatori della “Via delle Scienze” che l’altra sera ha ospitato Alberto Mantovani, immunologo, direttore scientifico del policlinico Humanitas, lo scienziato italiano più citato nella letteratura scientifica internazionale.

La scienza Oncologo di formazione, immunologo per passione, Mantovani ha contribuito - con il suo gruppo di ricercatori - a decifrare alcuni dei meccanismi fondamentali del sistema immunitario, importante ma poco conosciuto, tanto che lo scienziato ha intitolato “L’orchestra segreta” il suo libro di prossima uscita. «Non ne conosciamo tutti i componenti - spiega l’immunologo Mantovani - ma “so di non sapere”, il detto socratico, è la premessa per la sfida». Così, quando un anno e mezzo fa si è capito che qualcosa non quadrava nella mortalità per Covid, che fattori come la carica virale, il genere, l’invecchiamento, lo stile di vita non bastavano a spiegare certe dinamiche, si è guardato alla componente genetica.

La ricerca «Sono stati messi insieme i dati della genetica del rischio di Covid-19. Il risultato è stato un articolo scientifico con 3.500 autori»: questo per far capire quale sia stato lo sforzo a livello mondiale nella comprensione della nuova malattia. Il percorso nella ricerca di una terapia, ammette Mantovani, è stato segnato da insuccessi: «Farmaci antimalarici come l’idrossiclorochina, farmaci anti-Hiv, anti infiammatori come l’aspirina sono stati provati ma non hanno funzionato. Il plasma iperimmune in quasi tutte le sperimentazioni non ha funzionato. Ma se gli insuccessi vengono documentati in modo rigoroso - spiega- , noi impariamo».

I vaccini L’obiettivo è dare la terapia giusta al paziente giusto, al momento giusto: le prospettive migliori finora arrivano dagli anticorpi monoclonali e dai cortisonici. L’arma più efficace, per ora, resta il vaccino. Tra le due date citate in apertura dal sindaco è successo proprio questo, la vaccinazione di massa. Frutto non di una ricerca affrettata in pochi mesi, come vuole la vulgata No Vax, ma di almeno trecento anni di studi dalla prima sperimentazione clinica di prevenzione del vaiolo. Andando più nello specifico, «il vaccino di Pfizer arriva da una ricerca sul cancro che dura da vent’anni».

Siero antinfluenzale Rimangono sicuramente alcune questioni aperte: le reazioni nei soggetti altamente vulnerabili, la durata della protezione, le combinazioni di vaccini, l’immunità delle mucose. Mantovani si dice d’accordo con la terza dose, «subito alle persone fragili e agli operatori sanitari»; non dà problemi la somministrazione contemporanea del vaccino anti-Covid e di quello antinfluenzale, come dimostra una sperimentazione condotta a Bristol.

Long Covid Si parla però ancora poco, aggiunge, del Long Covid, cioè delle conseguenze a lungo termine. I problemi ai reni, ad esempio, paiono non dipendere dalla gravità della malattia. «I contorni non sono ancora ben definiti. Anche per questo è importante vaccinare i ragazzi dai 12 ai 18 anni». Segnali preoccupanti arrivano dagli Stati Uniti, dove i bambini sono ormai il 25 per cento dei contagiati totali: «Potrebbe arrivare presto dall’Ema - conclude l’immunologo e direttore scientifico del policlinico Humanitas, Mantovani - l’approvazione per il vaccino anche dai 5 ai 12 anni»