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20.08.2019

I 70 anni d’amore della coppia di ferro

Arturo Bicego e Avellina Pierobon alla festa per i 70 anni di matrimonio e per il compleanno di lei.  L.CRI.Mano nella mano, sempre uniti
Arturo Bicego e Avellina Pierobon alla festa per i 70 anni di matrimonio e per il compleanno di lei. L.CRI.Mano nella mano, sempre uniti

Emozionati come nel 1949, anzi forse un po’ di più. È stata una giornata speciale quella che Arturo Bicego e Avellina Pierobon hanno vissuto l’altro giorno a Recoaro alla casa di riposo “Parco Fortuna” dove vivono da alcuni mesi: la coppia ha festeggiato i 70 anni di matrimonio, un evento rarissimo. Inoltre per la sposa la festa è stata doppia visto che è coincisa con il giorno del compleanno. Arturo, 95 anni, e Avellina, 94, con gli occhi lucidi e una buona dose di felicità mista ad ansia per il traguardo raggiunto e la festa che li attendeva, erano elegantissimi nei loro abiti da cerimonia. Quando alla signora Avellina è stato consegnato il bouquet, una lacrima le ha solcato il viso. L’abbraccio con lo staff di Parco Fortuna ha subito riportato il sorriso. Federica Levorato coordinatrice, e le educatrici Giulia Reniero e Sabrina Vigolo non hanno lasciato niente al caso addobbando il salone e preparando le bomboniere per i 75 ospiti della struttura. Alle 16 i due sposi sono entrati nel salone, la carrozzina spinta dai parenti e l’aspetto distinto e fiero nonostante gli acciacchi dell’età. Ad attenderli, il parroco don Mariano Ciesa che ha celebrato una messa durante la quale gli sposi, mano nella mano, si sono rinnovati le promesse fatte 70 anni fa. Alla cerimonia era presente la figlia, Maria Nadia Bicego, con nipoti e pronipoti, arrivati da Bruxelles per l’evento. «Mai mi era capitato - ha detto don Ciesa - di celebrare un anniversario così longevo. Il matrimonio è una cosa seria, impegnativa e i due sposi lo hanno portato avanti bene con amore camminando insieme per tutta la vita». Un legame indissolubile il loro, tanto che dopo l’entrata nella casa di riposo di Avellina, anche Arturo ha avuto un problema simile e la coppia non si è mai separata se non per una manciata di giorni. Un amore totale nato nel 1947. «A far scoccare la scintilla - ricordano - è stato il ballo». Tra un valzer e un tango i due si sono conosciuti fino a quando Arturo ha fatto il primo passo accompagnandola a casa. I due non sono nati in vallata: Arturo a Meolo, Venezia, mentre Avellina a Curtarolo, Padova, ma le loro famiglie si sono trasferite nella valle dell’Agno. La sposa abitava a San Quirico e suo padre era un sarto apprezzato mentre lui era figlio di un maresciallo dei carabinieri. Due anni dopo, nel 1949, si sono sposati a Muzzolon. «Una cerimonia semplice perché nel dopoguerra di soldi ce n’erano pochi. Oggi ci sono ben due torte, una per l’anniversario e l’altra per il compleanno, mentre settant’anni fa nemmeno una, solo biscotti e cioccolata calda», ricordano gli innamorati. Un anno dopo arriva una nuova gioia con la nascita di Maria Nadia. Nel 1952 visto che in Italia il lavoro scarseggia la famiglia decide di emigrare in Belgio in cerca di fortuna. I lavori proposti sono minatore, muratori o domestici. Grazie a un fratello di Arturo che lavorava all’ambasciata di Spagna in Olanda, i due vengono assunti da un diplomatico e vivono a Bruxelles e a L’Aia. «La vita là non era facile per gli immigrati, la figlia non poteva essere ospitata nella famiglia dei padroni e la mentalità era molto rigida. Un giorno andavamo in bicicletta in un bosco e cantavamo e ci venne intimato dalla guardia forestale di smetterla perché non si poteva. Il giovedì invece ci si riuniva con tutte le famiglie di domestici e si mangiava assieme, la cucina di Avellina era molto apprezzata». Nel 1973 il ritorno in Italia a Cornedo. Per vivere altri 46 anni insieme. E non è finita: l’amore continua. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Cristina
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