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09.09.2019

Monteschiavi è culla per i maghi dei fossili

Il raduno nella frazione di Monteschiavi.  CARIOLATO
Il raduno nella frazione di Monteschiavi. CARIOLATO

Cinquanta partecipanti al tredicesimo simposio internazionale sui “Fossili Cnidaria e Porifera” in corso a Modena, organizzato dal dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’università di Modena e Reggio Emilia, hanno fatto tappa a Castelgomberto. L’altra mattina si sono recati nella frazione collinare Monteschiavi per osservare le “Calcareniti di Castelgomberto”, una formazione calcarea dell’Oligocene (83-23 milioni di anni), quando il territorio assunse l’aspetto di un arcipelago corallino paragonabile agli attuali della fascia tropicale. Oltre ai congressisti, accompagnati da Viviana Frisone, curatrice del museo di Scienze naturali “Zannato” di Montecchio Maggiore, c’erano gli assessori all’istruzione Ornella Sperotto e all’associazionismo Fabio Serafini. «È un orgoglio per un piccolo paese come Castelgomberto ospitare geologi e archeologi giunti da tanti paesi del mondo - ha detto Sperotto -. La visita dà visibilità al paese, che ha una storia geologica importante tanto da venire focalizzata da un congresso internazionale, come quello di Modena. Per noi rappresenta un incentivo culturale per avvicinare la gente e gli studenti alla conoscenza del loro paese». La Pro loco e i titolari della trattoria “Capitello della cocca, da Ferruccio” hanno offerto la colazione ai presenti, riconoscenti per un’accoglienza molto gradita e quanto mai inaspettata. Poi, è iniziata la lezione di geologia sulle “Calcareniti di Castelgomberto” davanti al “Quarry Capitello della Cocca”, la parete rocciosa, una vera e propria scogliera con una estesa presenza di coralli e di alghe calcaree, che è emersa in tutto il suo splendore dopo i lavori per la realizzazione di un parcheggio a fianco della strada, che dal centro storico del paese sale a Monteschiavi. Dalla formazione rocciosa delle Calcareniti di Castelgomberto proviene la “Celestina”. Il minerale ha assunto questo nome alludendo al colore debolmente azzurro del campione originario, ma le sfumature variano dal bianco, all’azzurro, al grigiastro, verdastro e rossastro. Recentemente Franco Filippi, Paolo Ferretti e Giorgio Pretto, con la partecipazione del comune di Castelgomberto, hanno pubblicato un’opera scientifica sulla “Celestina di Castelgomberto”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

A.C.
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