Valdagno

Bimbo nasce
menomato, l’Ulss
paga 1,6 milioni

L’ospedale di Valdagno dove è nato il bimbo prematuro affetto da emorragia cerebrale. ARCHIVIO
L’ospedale di Valdagno dove è nato il bimbo prematuro affetto da emorragia cerebrale. ARCHIVIO
L’ospedale di Valdagno dove è nato il bimbo prematuro affetto da emorragia cerebrale. ARCHIVIO
L’ospedale di Valdagno dove è nato il bimbo prematuro affetto da emorragia cerebrale. ARCHIVIO

L’errore del ginecologo dell’ospedale civile di Valdagno è stato quello di non leggere in maniera corretta la storia clinica della paziente, reduce da un aborto spontaneo alla 25esima settimana e che presentava un elevato fattore di rischio anche per la nuova gravidanza. Il medico non prescrisse una necessaria terapia antitrombotica - sul punto i consulenti, anche quello dell’Ulss 5, sono concordi -, cosicché quando il neonato venne alla luce fu colto da un’emorragia cerebrale di IV grado, venendo dimesso dopo qualche mese dal reparto di patologia neonatale, nel quale nel frattempo era stato ricoverato, in condizioni da non potere affrontare un’esistenza autonoma. Se invece la diagnosi endouterina fosse stata fatta per tempo, e non all’ultimo momento come avvenne, si sarebbe potuto approntare cure efficaci.

COLPA MEDICA. A distanza di dodici anni dalla nascita di Andrea, nome di fantasia, il tribunale di Vicenza ha riconosciuto una responsabilità professionale medica valutata al 50% ed ha inflitto all’Ulss di risarcire con 1,6 milioni di euro una famiglia della vallata dell’Agno per le gravi patologie cui è affetto il bimbo dall’esistenza purtroppo segnata. E che ha bisogno di costanti e assidue cure data la sua disabilità, purtroppo assoluta.

DIAGNOSI. All’origine del dramma di una giovane coppia, che si è rivolta all’avvocato Gaetano Crisafi di Vicenza, per far valere le proprie ragioni, l’omessa diagnosi delle criticità cui andava incontro la puerpera. Il consulente tecnico del giudice Antonio Picardi, prof. Pasquale Grella, ha concluso che nella fase anteriore al concepimento, all’atto delle dimissioni dopo l’aborto spontaneo, la donna avrebbe dovuto essere informata sui rischi di una seconda gravidanza. Perciò, avrebbe dovuto sottoporsi a una programmata e corretta profilassi antitrombotica, con ripetute ecografie, che nel caso di una gravidanza le avrebbe consentito di portarla a termine con una probabilità non inferiore al 70% - tesi del prof. Grella - che nel caso di un prematuro sarebbe stato curato in maniera efficace.

DIFESA. Il prof. Massobrio, consulente dell’Ulss 5, ha concluso che il fattore di rischio per morte endouterina, ritardo di crescita o parto prematuro era pacifico per una gestante che aveva già avuto un aborto spontaneo alla 25esima di quel tipo. Ma, a suo avviso, «la colpa medica sarebbe stata stimabile nella percentuale del 10%» e non del 70 come per Grella.

ACCUSA. Per contro, i consulenti di parte della famiglia, Raffaele Giorgetti e Lorenzo Luporini, hanno sottolineato che se il ritardo di crescita, le relative anomalie circolatorie materno fetali e le sofferenze fetali fossero state verificate per tempo, mentre furono constatate soltanto quando la puerpera si rivolse all’ospedale di Vicenza, «sarebbe stato possibile pianificare la più idonea strategia terapeutica. E Andrea avrebbe potuto avere un’esistenza più dignitosa di quella che adesso ha.

PROVA. Il giudice Picardi al tempo stesso osserva che non c’è comunque la prova certa, «non a caso disputata dai consulenti in termini di maggiore o minore percentuale», che un diverso «approccio terapeutico e/o di “attenzione” sanitaria non avrebbe in alcun modo potuto aiutare la puerpera a condurre in porto la gravidanza col parto del bimbo, se non a termine e perfettamente sano (evento che appare francamente assai difficile), dalla condizione personale comunque suscettibile di un’evoluzione migliorativa grazie alle cure del caso».

PERCENTUALE. Il giudice soppesando le conclusioni degli esperti conclude per una responsabilità del 50% della struttura ospedaliera di Valdagno, assistita dall’avvocato Pierluigi Vinci, che a titolo di anticipo, tramite l’assicurazione, aveva già versato alla famiglia 300 mila euro per consentirle di affrontare le ingenti spese cui dovrà per sempre andare incontro per consentire ad Andrea di affrontare la vita.

Ivano Tolettini