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24.09.2020 Tags: Castelgomberto , Lorenzo Dal Toso , Maria Grazia Salamino

Assolti l'ex sindaco e il segretario comunale

Il municipio di Castelgomberto
Il municipio di Castelgomberto

Il sindaco Lorenzo Dal Toso è un pubblico amministratore corretto. E il segretario comunale Maria Grazia Salamino un funzionario specchiato. Nel 2013 quando assumono l'ingegnere Lisa Collareda come responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune di Castelgomberto applicano le norme in modo legittimo. Sia il primo cittadino che il manager amministrativo - entrambi nel frattempo diventati ex sindaco ed ex segretario comunale -, agiscono privi di alcun tornaconto personale.A stabilirlo, l'altro pomeriggio, è la Corte d'Appello di Venezia che ribalta il verdetto di condanna del tribunale di Vicenza del 28 novembre 2017, quando condannò Lorenzo Dal Toso, 45 anni, di Trissino, sindaco di Castelgomberto dalla primavera 2008 al marzo 2018, e l'allora segretario comunale Maria Grazia Salamino, 57 anni, di Thiene - oggi inservizio a Marano e Sovizzo -, a 5 mesi e 10 giorni di reclusione per abuso d'ufficio.Il collegio presieduto da Luisa Napolitano, assolve nel merito con la formula più ampia del fatto non sussiste i due imputati che hanno sempre protestato l'innocenza.«Abbiamo dimostrato - spiega l'avvocato difensore Marco Dal Ben - che tutti e due hanno operato nell'interesse del Comune assumendo l'ingegnere Collareda, non solo rispettando alla lettera le norme, ma facendo risparmiare denaro al municipio. La condanna del primo grado era ingiusta». E due mesi prima della scadenza naturale della seconda legislatura da sindaco, Dal Toso decadde nel marzo 2018 perché il prefetto Umberto Guidato lo sospese dalla funzione per effetto della legge Severiano. Ma riavvolgiamo il nastro della complessa vicenda amministrativa. È l'estate 2013 quando resta sguarnito l'Ufficio tecnico. Il sindaco e il segretario comunale individuano l'ing. Collareda che dal 2009 era una categoria C al Comune di Conco. Quando viene assunta Collareda avrebbe potuto ottenere la stabilizzazione con la qualifica D, ma Dal Toso e Salamino le fanno un contratto di tre mesi a tempo determinato da responsabile dell'Ufficio con qualifica C. Dunque, fanno risparmiare 800 euro al Comune per i primi tre mesi, riconoscendole la categoria D dopo quel trimestre. Succede che il responsabile dell'Anagrafe presenti un esposto in procura ritenendo illegittima l'assunzione che lo avrebbe privato del posto. Quando scoppia il caso giudiziario con gli avvisi di garanzia le opposizione vanno all'attacco di Dal Toso a palle incatenate. È la democrazia bellezza. Non conta nulla che il sindaco si proclami innocenti e si sgoli a spiegare che ha fatto l'interesse del Comune. La sentenza di condanna per i suoi detrattori è la riprova che Dal Toso ha fatto il furbo. Di più, ha violato con dolo la legge. Ma quello che per i giudici di primo grado è una «mala gestio» perché gli imputati hanno assunto una funzionaria favorendola, per i giudici d'Appello che sviscerano nei dettagli la materia amministrativa riconoscono che i due non hanno commesso il reato di abuso d'ufficio. Non solo, per condannarli, il tribunale di Vicenza, su sollecitazione del pm, ha applicato una norma che nel luglio 2013 non era ancora entrata in vigore. Insomma, per i giudici di Venezia a Vicenza è stato commesso un pasticcio. Lo rileva anche il procuratore generale che chiede l'assoluzione per profili in parte diversi da quelli che sollecita con cartesiana analisi l'avvocato Dal Ben. «I miei clienti - dice - hanno subito un trattamento sanzionatorio ingiusto. Non hanno commesso alcun reato». Alle 19 dell'altra sera lo riconosce anche la Corte d'Appello. Tre anni dopo. 

Ivano Tolettini
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