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16.11.2019

Alberi monumentali Scattato il censimento

I carabinieri forestali  censiscono gli alberi monumentali.  FOTO  MOLINARI
I carabinieri forestali censiscono gli alberi monumentali. FOTO MOLINARI

Veronica Molinari Non è ancora stata messa la parola fine alla Cryptomeria japonica elegans del parco La Favorita. Uno degli alberi monumentali della città, per il momento, non è stato cancellato dalla lista nazionale nonostante la parte centrale sia bruciata a seguito di un atto vandalico lo scorso mese. La speranza è che il gigante centenario, con i suoi 150 centimetri di diametro ed oltre 15 metri d’altezza, riesca a sopravvivere. Intanto da Valdagno e Recoaro è partito l’aggiornamento del censimento provinciale grazie al lavoro degli specialisti della stazione locale dei carabinieri forestali. Sull’ottantina di alberi secolari, già schedati in provincia, ben 35 sono nell’alta valle dell’Agno. Ecco, infatti, nella lista degli alberi monumentali il castagno “Odino” ai Massignani con 200 anni di storia o il ginko biloba che da oltre un secolo guarda Villa Margherita. La squadra degli alberi monumentali della stazione con sede a Recoaro è solo all’inizio di un lavoro che conta centinaia di esemplari sparsi in ville, parchi e boschi. Con cordella metrica, binocolo e ipsometro per misurare l’altezza, gli specialisti dell’Arma ispezionano i candidati ed ogni informazione viene riportata in una scheda che, inviata in Regione, passa poi nell’archivio nazionale: dall’osservazione delle chioma, del tronco e delle radici fino alla fase del carotaggio per verificare con il resistografo lo stato di salute individuando possibili cavità interne. Dell’elenco fanno parte esemplari che sono anche memoria storica dei luoghi, o che ospitano insetti protetti ed in estinzione o nidi di uccelli particolari, o che presentano dimensioni particolarmente eccezionali. Esempi che si trovano in gran numero nel comune laniero: se si parte dal centro cittadino si può incontrare il platano di Villa Valle, il faggio selvatico di Villa Margherita o il cedro dell’Himalaya di Villa Serena. Salendo in collina non mancano il gruppo di castagni di contrada Cecchetti che hanno superato i 150 anni, o quello in località Barchetto, conosciuto come Odino che nel 2011 è stato salvato da morte certa con un intervento di dendrochirurgia, o ancora il faggio alla Croce dei popi. E raggiungendo il territorio recoarese, tra la quindicina dei grandi patriarchi verdi già censita, spiccano il cedro dell’Himalaya del parco Fortuna con i suoi 475 centimetri di circonferenza conquistati in 100 anni o l’abete rosso colonnare che domina il paese, le due querce ed il calocedro del parco delle terme, il sorbo montano di malga Raute o il tiglio di malga Sebe. Piante ultracentenarie che oggi, oltre a funghi, muffe e parassiti, hanno ben altri nemici da cui difendersi ovvero i cambiamenti climatici, l’inquinamento atmosferico, ma anche l’uomo. In questo caso ci pensa la legge a tutelare gli alberi monumentali. Gli Abbattimenti e le potature non autorizzati, ma anche il solo danneggiamento di questi giganti verdi possono costare dai 5 mila ai 100 mila euro. A prevederlo è la stessa normativa del 2013 che aveva istituito il censimento e il “registro” dove vengono oggi catalogati. Secondo gli esperti, in generale, gli alberi non andrebbero potati perché sono in grado di trovare il loro equilibrio nell’ambiente. Attenzione anche all’uso dei decespugliatori che, in particolare nelle specie con apparato radicale aereo, potrebbe risultare fatale. Inoltre, assolutamente vietati le dediche e i cuoricini incisi sulle cortecce o i tagli improvvisati che si trasformano in ferite aperte, aprendo la via a fitopatie che minacciano la sopravvivenza delle piante. Tutte attenzioni che mettono al riparo una ricchezza che per una città, come un vero e proprio museo vegetale, può trasformarsi in percorsi didattici e tour guidati. • VE.MO. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Veronica Molinari
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