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26.02.2019

Dagli Usa
sulle tracce
del prozio eroe

Lucia Fabris Kloster, pronipote del partigiano Alfredo Fabris a villa Giusti con il sindaco Maculan. S.D.M.
Lucia Fabris Kloster, pronipote del partigiano Alfredo Fabris a villa Giusti con il sindaco Maculan. S.D.M.

ZUGLIANO.  È arrivata dal Vermont, Stati Uniti, Lucia Marie Fabris Kloster per conoscere e studiare un pezzo di storia delle sue radici famigliari. Lucia è infatti pronipote del partigiano Alfredo Fabris, medaglia d’argento della Resistenza, giovane maestro elementare, partigiano e comandante della Brigata Mazzini che fu ucciso dai tedeschi il 27 aprile 1945, nello stesso giorno di Giacomo Chilesotti.
L'incontro con i parenti italiani e con il sindaco Sandro Maculan, le ha permesso di conoscere meglio la vita dell'antenato, la casa dove ha vissuto, il posto dove riposa e tutto il paese di Zugliano. «Per tre giorni, grazie alla collaborazione delle famiglie del dott. Alfredo Vian e di Valter Vian, la cui moglie, Bruna Fabris, era nipote di Alfredo, Lucia Marie Fabris Kloster si è immersa nel mondo del nostro eroe partigiano», racconta il primo cittadino.
Lucia Kloster due anni fa lesse sul sito Thienet, rivista web curata dal prof. Ferdinando Offelli, una recensione relativa a una pubblicazione su Alfredo Fabris. Via e-mail l'americana chiese notizie sul partigiano e sulla sua famiglia, dichiarando di essere una pro-nipote. Grazie ad un fitto scambio di mail tra il prof. Offelli e la signora è stato ricostruito l'albero genealogico della famiglia Fabris a Zugliano. Da qui la decisione di fare un viaggio in Italia e di trascorrere ben tre giorni alla “scoperta” dell'illustre parente.
Lucia Marie Fabris Kloster ha fatto visita alla casa in cui nacque e visse Alfredo Fabris; alla chiesa di Calvene dove si sono sposati i parenti Giuseppe Fabris e Lucia Plebs che poi scelsero di emigrare in America e dai quali discende proprio Lucia Marie; alla casa della Marcellina al Monte di Calvene dove Alfredo Fabris è stato catturato dai nazi-fascisti; alla piana di Granezza dove ha combattuto nel rastrellamento nazi-fascista del ‘44 rimanendo ferito; alla Villa Cabianca a Longa di Schiavon dov’è stato prigioniero e al cippo a Sarcedo sul greto dell’Astico dove è stato barbaramente ucciso.
Spiega il sindaco Sandro Maculan: «Assieme ad alcuni componenti della giunta e ai familiari italiani, ho anche voluto illustrare alla signora due documenti d’epoca relativi alla morte di Fabris che si trovano esposti nella sala consiliare del nostro Comune: il ritratto del partigiano e l'originario annuncio funebre delle sue esequie, ritrovato a 73 anni dalla sua uccisione». 

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