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02.10.2019

Suolo occupato, Thiene sesta in Veneto

Il municipio di Thiene: la città è al sesto posto nel Veneto nella percentuale di consumo di suoloRoberti Berti (Zanè)
Il municipio di Thiene: la città è al sesto posto nel Veneto nella percentuale di consumo di suoloRoberti Berti (Zanè)

Una distesa di case, strade e capannoni, molti dei quali vuoti e abbandonati da anni, e di gru pronte ad intaccare il suolo per fare spazio a nuovi insediamenti e infrastrutture. È una fotografia desolante quella scattata in città dall'Ispra, l'Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale: secondo i dati raccolti e analizzati nel corso del 2018, Thiene vanta il non brillante primato di essere tra i dieci comuni più cementificati del Veneto. Per la precisione la città si pone al sesto posto con il 39,15 per cento di suolo consumato in proporzione alla propria superficie. Davanti a Thiene sfilano Padova, al primo posto (49,51%), Noventa Padovana (44,18%), Spinea (43,29%), Treviso (40,04%) e Cassola (39,54%). A Thiene l'odierna trasformazione di terreno in aree urbane affonda in realtà le radici negli anni '70, in un periodo di forte espansione e crescita demografica che aveva spinto gli amministratori di allora a "disegnare" una città in grado di ospitare una popolazione che nelle loro proiezione avrebbe presto raggiunto quota 40 mila abitanti. «Il peccato originale è stato compiuto con l’elaborazione ed approvazione del piano regolatore generale del 1972 - spiega il sindaco Gianni Casarotto - In quel documento furono previste e poi autorizzate numerose zone di espansione della città finalizzate ad accogliere circa 40 mila abitanti. La realtà odierna è profondamente diversa. A quasi 50 anni di distanza, Thiene arriva a contare poco meno di 25 mila residenti. Quelle possibilità edificatorie nel tempo sono poi state reiterate perché quando un privato possiede dei diritti acquisti il Comune non glieli può togliere. Oggi noi paghiamo quelle scelte. Molte delle lottizzazioni che sono state avviate in questi ultimi anni erano già state previste dall'ultimo piano regolatore approvato negli anni ’90, che a sua volta riprendeva in parte quello del ’72. Da allora tuttavia il Comune non ha più previsto zone di espansione, anzi si è cercato di incentivare la riconversione delle aree edificabili. Ma questo ha funzionato in pochi casi, soprattutto nella zona di Rozzampia. Ciò che possiamo impegnarci a fare, come Comune, è di togliere la possibilità di reiterare la validità dei piani decaduti una volta che sono trascorsi i 10 anni». Al decimo posto di questa sconfortante top ten c'è il piccolo comune di Zanè con il 36,21% di suolo consumato; qui tuttavia la riclassificazione delle aree edificabili ha funzionato molto bene. «Sinceramente non so da dove arrivi il dato dell'Ispra perché a Zanè si costruisce sempre meno - commenta il sindaco Roberto Berti - tanto che gli oneri di urbanizzazione (il denaro da versare al Comune per ottenere il permesso di costruire, ndr) sono drasticamente calati nell'ultimo decennio. Basti pensare che erano 650 mila euro nel 2007, mentre la previsione per quest'anno era di 230 mila euro, e a maggio ne avevamo incassati 32 mila. La politica dell'Amministrazione è di contenere il consumo di suolo. Con l'ultimo piano degli interventi e relative varianti abbiamo riconvertito in aree agricole ben 65 mila metri quadri che prima erano edificabili, perdendo circa 50 mila euro di imu, mentre abbiamo reso edificabili 21 mila metri quadri, per lo più legati al Piano Casa». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandra Dall'Igna
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