Villaverla

Rigoldi, missionario in guerra: «Qui volano proiettili ovunque»

Missionario Marco Rigoldi, 27 anni, di Novoledo, con la moglie Arielle, assieme ai bambini che il suo centro accoglie (BILLO)
Missionario Marco Rigoldi, 27 anni, di Novoledo, con la moglie Arielle, assieme ai bambini che il suo centro accoglie (BILLO)
Missionario Marco Rigoldi, 27 anni, di Novoledo, con la moglie Arielle, assieme ai bambini che il suo centro accoglie (BILLO)
Missionario Marco Rigoldi, 27 anni, di Novoledo, con la moglie Arielle, assieme ai bambini che il suo centro accoglie (BILLO)

«I colpi di fucile sono all'ordine del giorno, i proiettili volano ovunque, in qualunque quartiere e in ogni momento della giornata. La popolazione ha eretto barricate nelle strade riempiendole di pietre per impedire il passaggio dei mezzi. La situazione è particolarmente instabile». A raccontare il dramma della rivolta scoppiata a Goma, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, è Marco Rigoldi, 27 anni, originario di Novoledo, che dal 2018 vive come missionario laico nella città africana dove due anni fa ha aperto Casa (centro d'accoglienza Sant'Agostino).

Negli ultimi giorni sono scoppiate rivolte civili contro Monusco, la missione dell'Organizzazione delle Nazioni unite per la stabilizzazione nella Repubblica democratica del Congo, contestata dalla popolazione locale per la mancata azione di contrasto ai gruppi armati che imperversano nella regione. Come riportato dai media locali, centinaia di persone sono scese in strada e diverse basi, abitazioni, depositi e magazzini dell'Onu presi di mira, saccheggiati e bruciati. Durante la sommossa sarebbero stati almeno cinque i decessi e cinquanta i feriti. A un chilometro da una delle strutture assaltate, sorge il centro d'accoglienza fondato dal villaverlese che dal 2020 ad oggi ha salvato più di 150 bambini dalla strada, nutrendoli, curandoli, permettendo loro di giocare e di accedere a una prima istruzione.

«Il Centro casa non ha mai chiuso le sue porte, né ridotto attività e servizi», ha raccontato ieri Rigoldi. «Accogliere i bambini, durante questi giorni di instabilità, è un modo per proteggerli perché, nel caso chiudessimo, potrebbero essere colpiti da un proiettile o finire nel mezzo di una rivolta, tra violenza e lacrimogeni». Nel corso della settimana la maggior parte del personale Onu è stato evacuato. «Molti, legati alle Ong, sono invece fuggiti in Ruanda per la paura di essere scambiati per componenti delle Nazioni unite», ha aggiunto. Il vicentino, con la moglie Arielle, e la sorella più giovane Anna Rigoldi, da marzo a Goma per un'esperienza di volontariato che durerà fino ad agosto, hanno invece deciso di non spostarsi per continuare l'opera dell'associazione.

«Sebbene la situazione sia pericolosa, il centro Casa è conosciuto a Goma per le opere di bene gratuite verso i bisognosi, sostenute da persone di buon cuore dall'Italia. È noto, inoltre, come l'associazione collabori a stretto contatto con la diocesi locale e con spirito missionario, lontano quindi dal mondo che è minacciato dai manifestanti di questi giorni», aggiunge. «Le opinioni di chi vive in città sono contrastanti: qualcuno è a favore delle manifestazioni, altri contrari. Noi speriamo solamente che si possa trovare una soluzione il prima possibile, che torni la pace e finisca la violenza. Perché Goma è già un luogo in cui si soffre, anche senza le rivolte, tra bambini di strada, violenze sessuali, povertà, malnutrizione e analfabetismo. Oggi la situazione sembra più tranquilla, ma le proteste potrebbero riaccendersi nuovamente». 

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Marco Billo