Sandrigo

«Quella volta che mi trovai di fronte ai banditi con la pistola in faccia»

La testimonianza del sindaco Rigon, che si era lanciata all'inseguimento, durante il processo ai presunti rapinatori del laboratorio Csc del 2012

Il ricordo di quella pistola puntata contro il suo parabrezza è ancora vivido, come se fosse trascorso solo un giorno. Invece di anni ne sono passati quasi undici da quel giovedì mattina, il 22 marzo 2012, quando l'attuale sindaca di Sandrigo, Marica Rigon, si lanciò all'inseguimento di un'auto sospetta. Non poteva sapere che all'interno dell'Alfa Romeo grigio scuro, lanciata a velocità folle su via Chizzalaunga, stavano fuggendo due banditi che avevano appena messo a segno un colpo da 50 mila euro in gioielli. Durante l'udienza di ieri, nel processo contro i due presunti responsabili, la prima cittadina ha testimoniato ripercorrendo quei momenti concitati. 

Il sindaco Rigon: «Ho inseguito un mezzo sospetto». Erano banditi

«Ero uscita dall'azienda in cui lavoravo all'epoca e avevo appena svoltato a sinistra, verso la rotatoria con la provinciale Marosticana. In quel frangente mi ha superato un'auto che stava viaggiando a più di cento chilometri orari. Nel sorpassarmi ha evitato di un soffio un violento incidente perché, dal senso di marcia opposto, stava sopraggiungendo un camion. È passata per un pelo, tra la mia macchina e il mezzo pesante», racconta Rigon. 
«Ho subito notato che la targa dell'Alfa Romeo era stata coperta da un telo, forse uno straccio o un lenzuolo. Un particolare che mi ha insospettita». 
Mossa da un forte senso civico, la sandricense – all'epoca semplice cittadina senza ruoli istituzionali e con alle spalle una prima esperienza come consigliera comunale – si è messa all'inseguimento del veicolo senza esitare. 

I banditi fermarono l'auto per minacciare l'inseguitrice

«Hanno superato il rondò prendendo l'uscita verso Vicenza. Poi hanno inchiodato sul ponte dell'Astico e sono usciti dall'abitacolo. Uno dei due, quello dal lato destro, aveva una pistola in mano, o almeno è ciò che sembrava: mi trovavo ancora in auto, a qualche metro di distanza, e me l'ha puntata contro», è il ricordo di quei spaventosi momenti. «Dopodiché hanno tolto il telo dalla targa e sono ripartiti a tutto gas. L'inseguimento è continuato fino al semaforo di Passo di Riva. Poi li ho persi di vista». Nella frazione duevillese Rigon ha accostato per allertare i carabinieri. Più di dieci anni dopo, ripensando a quanto accaduto, la sindaca non ha dubbi. «Lo rifarei nuovamente. Ricordo chiaramente l'irrefrenabile impulso di capire cosa stesse accadendo e di essere utile. L'istinto mi ha spinta a proseguire anche quando notando l'arma, vera o finta che fosse, mi sono resa conto del pericolo», confida. 
«So di essere stata incosciente, ma allo stesso tempo penso di aver fatto qualcosa di giusto e doveroso, anche per aiutare chi è stato danneggiato. Un forte senso del dovere ha superato la paura di affrontare il pericolo». 

Gli imputati della rapina del 2012 sono due

A processo con l’accusa di essere gli autori della rapina all’orafo, rappresentante della “Quadrifoglio spa”, società orafa con sede ad Arezzo, si trovano Moris e Derri Bernardoni, entrambi 41 anni, difesi dagli avvocati Frank e Borella. Il caso della rapina commessa all’uscita dal laboratorio “Csc” di Sandrigo, era stato riaperto dal gup Mantovani (a inizio 2021) dopo quasi nove anni dall’episodio. 
Ieri, nel corso dell’udienza, le difese dei due imputati hanno chiesto al tribunale collegiale (composto dai giudici Lagrasta, Salvadori e Russo) un riconoscimento personale dei due imputati da parte dei testimoni. Passaggio che il Collegio ha autorizzato e che si terrà nel corso del dibattimento. Nel corso delle indagini la procura aveva chiesto anche l’intervento dei carabinieri del Ris per estrarre dalle telecamere piazzate lungo il percorso fatto dai banditi le immagini della loro auto in fuga. 

Marco Billo e Matteo Bernardini