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02.11.2019

«Mi considero italiano Espulsione illegittima»

Il giovane Alouani Oussama ricorrerà contro l’espulsione. ARCHIVIO
Il giovane Alouani Oussama ricorrerà contro l’espulsione. ARCHIVIO

Papà Bouzekri, mamma Hafida e la sorellina Ikram piangono e lo attendono in via Dell’Eva, al civico 15, a Thiene. Una modesta abitazione a due passi dagli ex Comboniani, nel quartiere della Conca dove il capofamiglia lavora in una macelleria. Tutti sono cittadini italiani. Così come il fratello primogenito, Othamane, che è attualmente latitante dopo essere evaso dai domiciliari dove stava scontando una condanna ad 8 mesi. Alouani Oussama, descritto dai funzionari della questura di Vicenza e del ministero dell’Interno come un potenziale “lupo solitario” ed allontanato dall’Italia in forza ad un provvedimento per la sicurezza nazionale, si difende respingendo le accuse. Non è un radicalizzato - dice - e non ha mai inneggiato alla jihad. «La mia vita è qui in Italia. Mi sento italiano e non sono ostile alle sue istituzioni», ha fatto sapere tramite gli avvocati Marco Marcelli e Stefania Pattarello del foro di Venezia. Per questo motivo i suoi legali hanno presentato un ricorso per l’eventuale sospensione del provvedimento di allontanamento dall’Italia. Il caso verrà affrontato martedì 19 novembre, al Tar del Lazio, essendo il procedimento matrice stato firmato dall’allora ministro Matteo Salvini. «Il quadro che abbiamo di fronte - spiega il suo difensore, l’avvocato Marcelli - è profondamente diverso dalle convinzioni del ministero dell’Interno. Alouani è un ragazzo integrato in questo paese: ne parla e scrive fluentemente la lingua e non ha intenzioni minacciose verso l’Italia. La sua colpa è quella di avere usato parole pesanti nel corso di un diverbio con gli agenti dell’ufficio immigrazione. Ha ammesso anche lui di avere esagerato. Per il resto sì, è vero. Sul suo conto ci sono segnalazioni da parte delle forze dell’ordine. Il decreto di espulsione però non fa menzione di quali sarebbero i precedenti penali s e non un generico richiamo alle condotte contestategli. D’altro canto dal casellario giudiziario nulla risulta, e nemmeno dal certificato dei carichi pendenti». Alouani ora si trova in Marocco. Un paese che ha lasciato nel 2003, all’età di 8 anni, ora ne ha 24, per ricongiungersi alla famiglia. «Sta girando da libero cittadino. Ma è praticamente solo. Passa dalla casa di un cugino alla stanza di un albergo. Non è integrato con quella comunità». Il mondo di Alouani sarebbe dunque a Thiene, Italia. Qui è cresciuto. Le scuole elementari a Maragnole. Le medie a Breganze. Poi due anni allo Scotton di Bassano e altri due al Cfp San Gaetano di Thiene, senza però riuscire a diplomarsi. Dal 2014 il suo mondo è quello del lavoro. L’ultima occupazione, dal 2018 fino al rimpatrio è alla Came di Schio. Il suo datore di lavoro ha rilasciato anche una lettera di referenze che è stata allegata alla difesa. Anche alcuni amici sarebbero pronti a mobilitarsi. Le motivazioni del ricorso sono molteplici. Si va dal travisamento dei fatti alla mancanza di motivazioni, all’eccesso di potere. Una ricostruzione divergente da quanto accertato dalla Digos. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Mason
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