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23.11.2019

Il Comune dice no alla violenza verbale

Alcuni esponenti del Tavolo del patto educativo del Comune sotto il nuovo cartello.  DALL’IGNA
Alcuni esponenti del Tavolo del patto educativo del Comune sotto il nuovo cartello. DALL’IGNA

Il Comune di Marano mette al bando le parole violente e ostili. In un’epoca caratterizzata da una comunicazione sempre più inquinata da termini offensivi che mirano a ferire e svilire l’altro, la comunità di Marano ha scelto di dire basta e di liberare il paese dalla violenza verbale. Da qualche giorno il compito di dare il benvenuto agli automobilisti nella terra del mais Marano, è affidato ai cartelli dedicati alla comunicazione non ostile, posti su tutte le vie di accesso al paese. Un’esortazione simbolica, che tuttavia ha la potenza di portare a riflettere sulla qualità delle parole che si usano in famiglia, al lavoro, nelle relazioni quotidiane, nello sport e sui social. Parole spesso usate come strumenti di attacco e offesa che seminano odio, sofferenza e incomprensione, e che, se non vengono disinnescate, possono portare a pericolose derive. Da qui il tentativo del Comune di porre un freno alla violenza verbale attraverso i cartelli, inaugurati in questi giorni dai componenti del Tavolo del Patto educativo del Comune. «I cartelli all’ingresso del paese vogliono essere un quotidiano stimolo a considerare quanto importante sia la scelta delle parole che usiamo per le nostre relazioni - spiega il sindaco Marco Guzzonato -. Le parole devono servirci per tirar fuori il meglio da noi e dagli altri, non per imbruttirci e chiuderci in noi. É fondamentale essere consapevoli della responsabilità che deriva dal tipo di comunicazione che scegliamo, poiché anche da questo si plasma la società del presente e del nostro futuro». «Abbiamo sposato in pieno questa campagna - precisa Fabio Xausa, presidente del Comitato genitori e componente del Tavolo - perché la violenza verbale purtroppo è diffusa anche in ambito familiare: i bambini e i ragazzi replicano con amici, insegnanti ed educatori ciò che sentono e imparano a casa, perciò è importantissimo che noi genitori per primi impariamo a usare le parole giuste, anche nelle chat di classe dove è un attimo che la comunicazione degeneri» L’iniziativa chiude idealmente la prima edizione del progetto culturale “Il Paese che educa. Parole virtuose per una comunicazione non ostile” avviato lo scorso febbraio con l’obiettivo di «essere un antidoto alla comunicazione violenta, un’occasione per coltivare una nuova ecologia della parola» aveva sottolineato il sindaco. E così, coinvolgendo gli studenti della scuola primaria “Fogazzaro”, da qualche mese sui muri del paese ha fatto la sua comparsa una sorta di “dizionario della civiltà”. Sulle pareti delle strutture pubbliche - scuole, palestre, spogliatoi, campi da basket e da tennis, bocciofila e Parco della Solidarietà - campeggiano tuttora alcune scritte positive che mirano a ispirare chi le legge, una sorta di monito ad evitare un linguaggio ostile. Le frasi riportano i dieci principi del “Manifesto della comunicazione non ostile per lo sport” curato dall’associazione “Parole O_Stili”, dieci principi a cui ispirarsi per ristabilire un contatto diretto, sincero e fondato sui valori nobili dello sport che ci accompagnano in tutti gli ambiti della vita. «Le parole sono importanti a scuola perché formano i cittadini di domani - afferma Giorgio Rossi, preside dell’istituto comprensivo di Marano - ed è per questo che in ogni plesso è appeso il “Manifesto della comunicazione non ostile”. In questa età particolarmente sensibile, l’uso indiscriminato di termini violenti può mettere a rischio la crescita sana dei ragazzi. Se penso ai nostri adolescenti, la scelta delle parole è fondamentale per costruire rapporti positivi». «Trovo molto interessante la possibilità di fermarsi davanti a un cartello che invita a riflettere sul peso di ciò che diciamo - commenta Simonetta Valente, insegnante di Marano, da quest’anno dirigente al Fusinato di Schio -. L’anno scorso questo tema è stato la mia guida didattico educativa con i ragazzi di terza media e devo dire che sono riusciti a stupirmi. Proprio per questo ho molta fiducia nelle giovani generazioni». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandra Dall’Igna
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