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18.07.2019

«Il cibo non mi va» Pugni e bottigliate all’anziana madre

Un’anziana ha subito le violenze del figlio per due anni.  ARCHIVIO
Un’anziana ha subito le violenze del figlio per due anni. ARCHIVIO

Offese. Botte. Minacce. Vessazioni continue. Bersaglio della furia di Antonio Morosinotto, 58 anni, residente a Thiene, è stata la mamma di 82 anni con cui conviveva. Difeso dall’avvocato Francesco Mocellin; Morosinotto, dopo la denuncia della pensionata, era finito prima sotto inchiesta e poi a processo. L’altro giorno, nell’udienza svoltasi davanti al giudice Barbara Maria Trenti, il figlio della vittima ha patteggiato, con il consenso del gup e del procuratore aggiunto Orietta Canova, un anno e mezzo di carcere (pena sospesa). Attualmente il 58enne risulta ancora sottoposto alla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa della mamma e dal divieto di avvicinarla. Una decisione disposta dal giudice per le indagini preliminari visto il comportamento che Morosinotto continuava a tenere nei confronti della mamma. Una violenza che si scatenava, come hanno accertato le indagini della procura, «per futili motivi legati alla vita quotidiana (come per esempio la preparazione del cibo) o il rifiuto da parte della donna alle continue richieste d piccole somme di denaro avanzate dal figlio». Insomma, quando la mamma non sottostava ai suoi ordini partivano insulti, nella migliore delle ipotesi, ai quali seguivano molto spesso pure le botte: pugni, calci, spinte. A inizio agosto dello scorso anno Morosinotto - spiega la procura - «ha aggredito la madre cagionandole uno stato di paura tale da costringerla a rifugiarsi da una vicina di casa e lì a trascorrere la notte. E poi, una volta tornata a casa, a subire violenze consiste in spinte e imposizioni affinché la porta di casa rimanesse aperta». L’ultimo scatto d’ira del figlio contro la madre, registrato dagli inquirenti della procura, risale a Ferragosto di un anno fa. Quando, sempre per futili motivi legati al pranzo e al televisore che non funzionava, il 58enne «rimproverava e usava violenza nei confronti della mamma consistita in pugni e calci al capo e alle braccia nonché nel lanciare contro la pensionata una bottiglia che la colpiva alla tempia provocandole lesioni»; ferite che i medici dell’ospedale avevano giudicato guaribili in cinque giorni. Ma i raptus violenti di Morosinotto, che si sarebbero ripetuti frequentemente almeno dal 2016, quando non portavano agli insulti e alle botte, comportavano il danneggiamento dei mobili e di altri suppellettili della casa in cui mamma e figlio convivevano. L’inferno, per la signora Morosinotto ha cominciato ad allontanarsi quando ha finalmente trovato la forza e il coraggio di denunciare il figlio. Una decisione che deve essere stata molto difficile e sofferta da prendere per una mamma, nonostante «lo stato di prostrazione e di umiliazione che la costringeva a vivere nella paura per la propria incolumità». Subito dopo la denuncia, infatti, sono scattate le indagini da parte della polizia giudiziaria della procura. Il fascicolo è finito sulla scrivania del procuratore aggiunto Canova che ha coordinato l’inchiesta iscrivendo il nome di Antonio Morosinotto sul registro degli indagati chiedendone quindi il processo per maltrattamenti e lesioni. Dibattimento che l’altro giorno si è concluso col patteggiamento. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Matteo Bernardini
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