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10.08.2017

Gestione profughi
«Non c’è mai stato
alcun business»

«I migranti un business? Se c'è chi la pensa così, prego si accomodi. La Prefettura non aspetta altro, con la fame di strutture per l'accoglienza che c'è. In questo “segmento di mercato” lo spazio non manca, del resto per noi è un lavoro, nulla più. Se si guadagna? Difficile dare cifre precise: diciamo un 30% sul fatturato, ma seguire i profughi non è un compito facile».

Nel suo ufficio stipato di faldoni, pile e pile di fascicoli a documentare 20 anni di attività al servizio delle aziende di tutto il mondo, Enzo Miotti, socio fondatore di “Dimensione Impresa”, ha accettato di raccontare quello che, per tutti, è diventato il “business migranti”.

Un affare che, a partire dal 2016, è una fetta considerevole nel bilancio della società di ricerca e selezione del personale con sede in piazzetta Rossi a Thiene, attiva dal 1997. Miotti e la socia Antonella Ranzolin hanno scorto infatti, nell'emergenza sbarchi, un nuovo ramo in cui investire, forti della professionalità acquisita in decenni di “mobilità internazionale” quando, precursori in Italia, facevano assumere infermieri e personale specializzato proveniente da Brasile, Bangladesh e altre zone del mondo nelle Ulss venete e nelle imprese del territorio. «I bengalesi che erano andati a lavorare nelle concerie di Arzignano e Chiampo oggi sono piccoli imprenditori turistici nella riviera romagnola e quando vado là ho sempre i caffè pagati, tanta è la gratitudine», sorride Miotti.

Che non vede perciò molta differenza tra allora, 20 anni fa e oggi: non figure professionali ma migranti, non (o non sempre) aziende ma ufficio del prefetto come “cliente”. «Con “Casa Servizi” (braccio operativo di “Dimensione Impresa”) - spiega - seguiamo oggi circa 140 rifugiati, 38 a Casotto di Pedemonte, poi sparsi tra Conco, Torri di Quartesolo, Dueville, Montecchio Maggiore, Creazzo, sul modello dell'accoglienza diffusa».

Stando a Miotti per circa 8 mesi, tra gennaio e settembre 2016, «ne avevamo ospitati una ventina all'hotel Maracanà ai Pilastroni, a Dueville, e nessuno se n'è mai accorto». Ma il Maracanà che, si vociferava, dovesse divenire un hub? «Ma no - taglia corto - Nessuno ha mai saputo nulla perché siamo stati bravi e abbiamo dato a quei ragazzi regole ferree, perché non dessero nell'occhio ed erano ben gestiti dalla coop “Mani in Pasta”, che collabora con noi».

L'hotel-ristorante poi è stato ceduto (a nuovi titolari cinesi, ndr) e Miotti e Ranzolin, lungi dal volersi improvvisare palazzinari «acquistando mezza Vicenza come qualcuno insinua», hanno cominciato a prendere in affitto appartamenti, residenze singole, l'ex casa di vacanza delle suore a Casotto, per fare un esempio, alloggiandovi i ragazzi che, man mano, la Prefettura inviava e invia.

«Ma lo sa che a Casotto - snocciola i dati Ranzolin - abbiamo speso 3 mila euro di acqua in due mesi? E 600 euro mensili di gas? Che compriamo 80 chili di carne e pesce a settimana e che li dobbiamo accompagnare ogni settimana all'ospedale, dall'avvocato, a comprare medicine e scarpe e vestiti? Spesso hanno problemi ai denti e bisogna far loro protesi o apparecchi, tutto compreso nei famosi 30-34 euro al giorno» mentre il pocket money, la quota che resta ai profughi, è di 2,50 euro. Tanti e sempre diversi grattacapi cui però corrisponde anche un fatturato di rilievo: «Sui 400 mila euro come “Dimensione Impresa”, 800 mila euro annui come “Casa Servizi” - butta lì Miotti - anche se in realtà guadagnavamo di più quando avevamo l'albergo Maracanà».

Numeri che potrebbero fare gola ma, assicurano Miotti e Ranzolin, «non ci si può improvvisare nella gestione migranti. Sulla carta è possibile ma servono delle competenze specifiche».

Non di sola accoglienza vive però “Dimensione Impresa”: non tradendo l'antica vocazione occupazionale - il suo pane quotidiano rimangono fondi regionali, ministeriali, europei, politiche attive del lavoro (in convenzione con l'agenzia nazionale Anpal) - negli ultimi mesi l'agenzia ha infatti cominciato a collocare, in stage, una quarantina di rifugiati, 30 solo nel Vicentino: 5 di questi sono stati poi assunti e sono un'altra ventina le regolarizzazioni previste.

Nuovamente primi, in Veneto, a muoversi nel campo della ricerca e selezione di personale “richiedente asilo”. Case di riposo, ditte metalmeccaniche e nel settore agricolo, i ragazzi sotto i 23 anni lavorano per cicli di 5 mesi, 30 ore settimanali, con una retribuzione mensile di 500 euro netti: «Mestieri pesanti come la pulizia dei metalli gli italiani non li vogliono fare – mette in chiaro Miotti - dunque non si portano via posti a nessuno».

Giulia Armeni
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