La storia

Da Breganze a Harvard per amore dei Faraoni

L’archeologa Sara Zaia, 38 anni, durante le vacanze a Breganze (FOTO STUDIOSTELLA)
L’archeologa Sara Zaia, 38 anni, durante le vacanze a Breganze (FOTO STUDIOSTELLA)
L’archeologa Sara Zaia, 38 anni, durante le vacanze a Breganze (FOTO STUDIOSTELLA)
L’archeologa Sara Zaia, 38 anni, durante le vacanze a Breganze (FOTO STUDIOSTELLA)

Una breganzese ad Harvard. È attualmente l’unica italiana nel suo programma di studio ad aver ricevuto questo onore. Stiamo parlando di Sara Zaia, 38 anni, che, con un curriculum universitario e post-universitario eccezionale, da 7 anni sta seguendo il dottorato di ricerca in archeologia nell’università più prestigiosa al mondo: Harvard, appunto. Un traguardo importantissimo che è arrivato dopo non poche delusioni, essendo stata rifiutata, la vicentina, da ben quattro università italiane: Napoli, Padova, Torino e Bologna.

La carriera scolastica Il curriculum di Sara conta un diploma allo scientifico “Brocchi” di Bassano, una laurea triennale in archeologia a Padova e la specialistica a Bologna. Inoltre, nei sette anni che sono trascorsi tra la laurea quinquennale e l’inizio del dottorato, ha frequentato vari corsi in giro per il mondo, anche al British museum, e si è specializzata in “Rilievo topografico e fotogrammetria”, acquisendo oltre alle nozioni anche varie competenze tecniche. Poi è arrivato il dottorato: un obiettivo raggiunto con sacrificio.

La lettera «Quando mi è arrivata la lettera che mi confermava di aver ottenuto il dottorato ad Harvard non potevo crederci – racconta con entusiasmo la breganzese – tanto che l’ho letta una decina di volte prima di rendermi davvero conto che mi avevano accettata. Dopo tutti i preparativi sono partita per Boston nell’estate del 2016. Devo dire che l’impatto con l’università americana non è stato semplice né dal punto di vista culturale né della lingua, nonostante parli l’inglese fluentemente». Se il primo semestre la breganzese si è sentita un po’ sopraffatta nel trovarsi in un ambiente molto diverso da quello italiano, col passare del tempo si è bene adattata anche ai ritmi di studio che l’hanno portata a leggere normalmente un migliaio di pagine alla settimana, studiando fino a notte fonda.

La tesi «Soprattutto i primi due anni sono molto impegnativi – continua l’archeologa - poi dal terzo anno si diventa assistenti del docente e quindi si tengono anche delle lezioni. E si comincia a reperire il materiale per la tesi. La mia verte sui “Commerci tra l’Egitto e l’Africa Orientale durante il periodo faraonico” ed è centrata sul modello di spostamento delle navi egiziane attorno alla mitica Terra di Punt, che si ipotizza si trovasse nel Corno d’Africa, ma era ben presente agli antichi egizi. Quindi i miei scavi si concentrano tra l’Egitto e il Sudan. L’obiettivo è finire la bozza entro l’anno e dottorarmi nella primavera del 2023».

Egittologa La passione per l’archeologia, e in particolare per l’Egitto, Sara ce l’ha da sempre: era poco più che una bambina quando i suoi genitori, Bruno e Dina Lievore, le regalarono un libro sull’antico Egitto e la Libia che l’affascinò a tal punto da farle dire che da grande avrebbe fatto l’archeologa. «Mi piace stare fuori, sul campo – prosegue Sara – mi piace scavare con le mia mani e creare un bel gruppo di lavoro. E poi amo conoscere nuove culture, relazionarmi con le persone del luogo e integrarmi con loro. In questi due anni e mezzo di pandemia, durante i quali ho fatto ritorno in Italia (ora si trova di nuovo a Boston, perché è appena ripartita, ndr), mi è mancato tantissimo non poter viaggiare per seguire i miei scavi. Comunque ho continuato a lavorare alla mia tesi visitando diversi archivi militari alla ricerca prevalentemente di mappe storiche». 

Altopiano e Sardegna I primi scavi sono iniziati quando era ancora studentessa dell’università di Padova e andava a Rotzo sull’Altopiano di Asiago e a Nora in Sardegna, per le prime esperienze dirette sul campo. Poi, con gli anni, ha avuto la possibilità di scavare finalmente in Egitto, e precisamente ad Assuan, Luxor e nel mar Rosso, realizzando il sogno che aveva quando era bambina, e ancora a Khartoum in Sudan, in Oman e anche nel Kazakistan. 

Il futuro E una volta terminato il dottorato, cosa farà la dottoressa Zaia? «Mi piacerebbe continuare a fare ricerca. Quasi sicuramente seguirò un master post-doc (un assegno di ricerca post dottorato) e poi punto a fare a tempo pieno l’archeologa. Non nego che mi piacerebbe anche rientrare in Italia, dove ho lasciato il mio cuore», conclude Sara Zaia.  

Silvia Dal Maso