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27.06.2019

«Così rischiamo la guerra tra poveri»

Il Centro di salute mentale di Thiene all’ex ospedale Boldrini dove ora confluiranno i pazienti di Schio
Il Centro di salute mentale di Thiene all’ex ospedale Boldrini dove ora confluiranno i pazienti di Schio

Il concetto dominante emana venti di tempesta. Vale almeno un codice rosso, se paragonato alle procedure che regolano l’accesso ad un pronto soccorso. Perchè con la salute mentale non si scherza. E così la chiusura (temporanea) del Centro di Schio di giorno in giorno assume un riverbero che va oltre i confini del comune. Il trasferimento da Schio a Thiene innesca infatti una serie di cattivi pensieri che dipanare non è facile. Li riassume, con schiettezza, Gianni Casarotto, sindaco della città ora di riferimento. «Sono preoccupato per l’accorpamento. Il messaggio che arriva alla popolazione e, soprattutto, ai pazienti, è negativo. Oggi tocca a te, domani toccherà a me. Con un altro servizio che verrà dimezzato a causa della mancanza di risorse». Analizza. «Quando si parla di salute ci deve essere una equipollenza di offerta. In questo caso la prospettiva è sbagliata e mi accodo al collega di Schio, Orsi. Non possiamo fare la guerra dei poveri». Il grido di dolore arriva, nero su bianco, anche da Sandro Maculan. Il sindaco di Zugliano, che ben conosce le dinamiche del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ulss7, al quale ha partecipato in qualità di referente per la Salute Mentale del Distretto 2 AltoVicentino, non nasconde ai colleghi un quadro di forte preoccupazione. «La chiusura del Centro Salute mentale di Schio viene motivata con la carenza di medici - articola - Quattro su cinque quelli che se ne sono andati tra pensionamenti e scelta di trasferirsi. Oltre agli psichiatri, dalla pianta organica del nostro distretto, manca da tempo anche una psicologa. I concorsi vanno deserti e i medici specializzati non si trovano. Questo è il triste ritornello utilizzato in occasione di - sempre più diffuse – criticità (erano dodici i medici mancanti dal nostro Pronto Soccorso, qualche settimana fa). Questo preoccupante ritornello non può più essere utilizzato solo per tener buoni sindaci, associazioni di familiari e cittadini ma deve andare ad interpellare i responsabili regionali (per la sanità) e nazionali (per l'Università e la Ricerca)». Non basta. Nel proprio cahier de doleance Maculan aggiunge anche la voce dei familiari che, alla richiesta di una soluzione rapida, avrebbero ottenuto moderate rassicurazioni. «Per la riapertura, anche parziale, del centro salute mentale di Schio serve assumere uno-due nuovi psichiatri. Improbabile che arrivino attraverso la mobilità. Maggiori speranze potrebbero fornirle i nuovi specializzandi a disposizione da fine anno. Ciò significa che si dovrà prolungare il disagio per almeno sei mesi». Riassunto per i non addetti ai lavori. Dal confronto tra le parti tutti concordano su un punto: l'accorpamento provvisorio con Thiene dovrebbe avere il carattere di temporaneità perchè - parole di Maculan, peraltro condivise da altri primi cittadini - non è pensabile in futuro un unico Centro di Salute Mentale». La risposta attesa? «Prendo atto delle azioni intraprese dall’Ulss per attenuare il disservizio (un pacchetto di ore ambulatoriali di medici in pensione, maggiori visite domiciliari soprattutto nei casi più delicati) ma chiedo con forza che a fronte di una situazione di carenza eccezionale che ha costretto alla chiusura temporanea di Schio si mettano in campo misure altrettanto eccezionali per garantire il ripristino di un servizio delicato e indispensabile». Il caso ha avuto riverberi anche in ambito veneziano. Lo provano gli interventi dei consiglieri regionali Cristina Guarda (AMP), Stefano Fracasso (PD) e Piero Ruzzante (Leu). «Temiamo fortemente - il riassunto del loro documento - che il trasferimento a Thiene, motivato dalla mancanza di personale specializzato, rischi di non essere temporaneo per l’estate, bensì definitivo. Tutto questo con grave danno per l’utenza». I tre consiglieri sulla vicenda hanno presentato un’interrogazione. «Parliamo di una struttura che fornisce servizi LEA e visita 1.500 persone all’anno, con problemi psichiatrici anche molto gravi. È da molto tempo - ricordano i consiglieri - che il Csm di Schio, ma anche quello di Thiene, sono in sofferenza per l’esiguità del personale: un accorpamento territoriale del servizio è destinato a non risolvere il problema bensì rischia di ingigantirlo». Roba da fuori di testa, vorrebbero dire. Pessima battuta: perchè con la salute, appunto, non si scherza. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Mason
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