La storia

Cicliste in fuga da Kabul, tappa solidale a Sarcedo

Le sei cicliste afghane e le loro famiglie, in tutto quattordici persone, per qualche giorno sono state ospitate dalla comunità di Sarcedo
Le sei cicliste afghane e le loro famiglie, in tutto quattordici persone, per qualche giorno sono state ospitate dalla comunità di Sarcedo
Le sei cicliste afghane e le loro famiglie, in tutto quattordici persone, per qualche giorno sono state ospitate dalla comunità di Sarcedo
Le sei cicliste afghane e le loro famiglie, in tutto quattordici persone, per qualche giorno sono state ospitate dalla comunità di Sarcedo

Stremate, non avevano nulla con sé, solo la certezza di essere fuggite da violenze, arresti e dalla morte. Il grido d'aiuto di sei cicliste afghane non è rimasto inascoltato. Scappate dall'Afghanistan e salite su un aereo per ritrovare la libertà, le cicliste e alcuni dei loro familiari, 14 persone in tutto, pure una bimba di appena dieci mesi, hanno trovato nei giorni scorsi un'amorevole accoglienza a Sarcedo.

Tutto è partito da una telefonata. L'ex campionessa di ciclismo sarcedense, Alessandra Cappellotto, presidentessa di Road to Equality, ha chiamato il sindaco di Sarcedo, Luca Cortese, spiegando la delicata situazione delle cicliste che cercavano di fuggire dai talebani. Il primo cittadino non ha perso tempo e ha mobilitato la sua squadra: assessori e consiglieri comunali in primis, che gli hanno dato pieno appoggio, e poi protezione civile, Caritas, strutture private. Non c'era tempo da perdere. «Ci siamo organizzati in fretta per poter accogliere le cicliste e alcuni dei loro familiari - spiega Cortese -. Alessandra mi ha chiesto una mano e per l'amministrazione è stato naturale accogliere la sua richiesta d'aiuto. Non potevamo stare a guardare. Da venerdì a lunedì, queste persone hanno trovato ospitalità a Sarcedo grazie all'impegno di molti. Per una serie di coincidenze, questi profughi non avevano trovato un luogo in cui dormire al loro arrivo in Italia. Inizialmente sono stati accolti nel campo allestito dalla protezione civile, un paio di tende montate in pochissime ore; poi due bed & breakfast hanno dato la loro disponibilità per offrire ospitalità a due famiglie. I cittadini e tutta la comunità di Sarcedo hanno fatto la loro parte e li ringrazio. Ora le cicliste stanno bene e hanno iniziato il loro percorso di rifugiate, accolte in strutture accoglienti non nel nostro territorio. Ci siamo mossi in silenzio, perché la situazione era molto delicata». 

Il sorriso di Fatima, i volti stremati e la fuga dall'Afghanistan in due ore. «A Sarcedo - riprende il sindaco - è arrivata anche una bimba di dieci mesi. Sorrideva a tutti, in braccio alla sua mamma. Mi ha colpito quest'immagine. Col suo tenero sorriso sembrava dare forza a tutti gli altri. Ho visto delle persone emotivamente molto stanche, hanno raccontato di aver avuto soltanto due ore per prendere da casa quel che c'era e scappare dal loro paese. Sono arrivati senza nulla». Ci ha pensato poi la Caritas a donare vestiti, scarpe, biancheria pulita. Tra i profughi afghani anche un ragazzo, poco più che adolescente, che in poche ore ha dimostrato il suo desiderio di integrarsi al più presto. «Voleva subito prendere confidenza con l'italiano, si è fatto dare un taccuino per annotare le prime parole».

Non ha tardato ad arrivare il ringraziamento di Cappellotto, che tra i suoi incarichi ricopre anche quello di responsabile del Cpa Women (il sindacato mondiale del ciclismo femminile) e vicepresidente dell'associazione corridori ciclisti professionisti italiani. «Avete aiutato - ha scritto l'iridata di San Sebastian nella lettera inviata al sindaco Cortese - me e la mia associazione a salvare vite umane. Grazie Sarcedo per aver reso possibile questo piccolo miracolo di solidarietà». 

Marta Benedetti

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