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08.07.2019

Piero racconta il mito Laverda «Sono l’ultimo dei dinosauri»

Alcuni modelli Laverda sul palco con Piero, al centro, figlio del fondatore Francesco.  FOTOSERVIZIO  CISCATO
Alcuni modelli Laverda sul palco con Piero, al centro, figlio del fondatore Francesco. FOTOSERVIZIO CISCATO

La “Formula uno su due ruote” canta ancora. Anche la Laverda 1000 ieri ha sfilato insieme alle sue “colleghe” costruite dal 1949 al 1997 dalla storica casa automobilistica. Nel 70° anniversario, a presentarle nella giornata conclusiva dell’annuale raduno internazionale organizzato dal Motoclub Laverda Breganze, Piero Laverda, figlio di Francesco, fondatore dell’azienda. «La moto Laverda è stata fondata da mio padre il 13 ottobre 1949 - racconta Piero, 72 anni, ingegnere meccanico, una vita nelle due ruote -. Negli anni Cinquanta e Sessanta, si sono prodotte le moto di piccola cilindrata, mezzo di trasporto economico per andare a lavoro. Sul finire degli anni ’60 il settore delle due ruote è andato in crisi con l’arrivo della Cinquecento e della Seicento Fiat, diventate mezzo di trasporto ideale. Siamo usciti dalla crisi grazie ad una formidabile idea di mio fratello Massimo che ha portato avanti un progetto passando dalle piccole alle grosse cilindrate. Sono nate così le prime 650 e 750. Grazie all’attività sportiva, la Laverda è diventata una delle moto di maggior successo nel mondo. Poi è arrivata la categoria 1000, ancora tra le più veloci».Una grande emozione anche per le migliaia di persone accorse in piazza Mazzini da ogni parte del mondo. «Vedere tanti appassionati è una grande soddisfazione. Scherzando dico che sono l’ultimo dei grandi dinosauri perché sono forse l’ultima persona del settore che porta il nome delle moto che circolano ancora sulla strada; i signori Honda, Ducati, Guzzi, Benelli non ci sono più. Per gli amici stranieri è un piacere ritrovarmi o conoscermi, avere una firma. È il massimo per un collezionista e questo ripaga di tutte le fatiche». Il ricordo più bello? «Anni ’50. Agli inizi dell’attività di mio padre, per promuovere la produzione, con le moto di piccola cilindrata si facevano le corse di lunga distanza tipo il Giro d’Italia e la Milano-Taranto. Ricordo che veniva usato il telefono di casa come centralina telefonica e i concessionari italiani chiamavano per dare le coordinate dei piloti e tutti gli aggiornamenti. E io, bambino, restavo in soggiorno ad ascoltare affascinato». Oggi, quindi, sarà momento amarcord. In mattinata, infatti, Breganze ospiterà la prima tappa della 33esima edizione della Milano-Taranto, storica maratona per moto d’epoca che vede protagonisti oltre 200 centauri. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Ferrante
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